E alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna il direttore del museo è costretto (con altri funzionari) a fare il custode. Storie inaudite da raccontare al ministro Bray

Giusto ieri, sulla nostra pagina Facebook, vi raccontavamo di Marsiglia – Capitale Europea della Cultura 2013 – chiusa per le feste: in particolare il Museo di Storia Naturale, serrato dal 25 dicembre al 1 gennaio per carenza di personale. Ora ci troviamo a raccontarvi una vicenda esattamente opposta: di un museo aperto per tutte le […]

Maria Vittoria Marini Clarelli - photo S. Scafoletti GNAM

Giusto ieri, sulla nostra pagina Facebook, vi raccontavamo di Marsiglia – Capitale Europea della Cultura 2013 – chiusa per le feste: in particolare il Museo di Storia Naturale, serrato dal 25 dicembre al 1 gennaio per carenza di personale. Ora ci troviamo a raccontarvi una vicenda esattamente opposta: di un museo aperto per tutte le festività, “nonostante” la carenza di personale. E – udite udite – accade in Italia, nella altrimenti bistrattata, disattenta, trascurata Italia: accade alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Ma la vera eccezionalità del fatto viene dalle modalità con cui si attua: già, perché ad indossare le divise ed a sostituirsi a bigliettai e custodi, costretti a vacanze – più o meno – forzate fino a fine anno per aver raggiunto il limite massimo degli straordinari effettuabili, garantendo quindi la regolare apertura del museo, provvedono dirigenti e funzionari, compresa la direttrice Maria Vittoria Marini Clarelli.
Nessuna provocazione”, racconta la direttrice ad Artribune, “l’abbiamo fatto proprio per spirito di servizio, perché era necessario. Certo, non ci sfugge la valenza di denuncia che assume il fatto: i tagli hanno ridotto gli organici ben sotto i livelli minimi. Ma non ci scoraggiamo: prendiamo regolarmente servizio, io stesso già per 4 turni, Pensi che la direttrice del Museo Praz (altra struttura che fa capo alla Gnam e di cui Marini Clarelli è dunque soprintendente, Ndr), Patrizia Rosazza, il 26 dicembre si è fatta 12 ore filate di guardiania…”.
La Gnam sta all’Italia come il Whtney Museum sta agli Stati Uniti. È il nostro museo del Novecento. Il luogo dove ci sono i Pascali e i Capogrossi, insomma gli artisti che dobbiamo imporre al mondo come geniali interpreti di un’epoca. Dopo la cura-Clarelli, con un restauro e un riallestimento straordinario, il museo è bellissimo, ma ancora trascurato. Il governo – giustamente, intendiamoci – stanzia 5 milioni l’anno per il Maxxi e non pensa a dotare la Gnam di quel che la Gnam si merita. Per non parlare di un’intera nuova ala i cui lavori sono partiti e si sono interrotti senza che la cosa facesse grande scandalo e senza che l’abbandono del cantiere urtasse qualcuno. Ma d’altronde per i nuovi e indispensabili spazi non ci sarebbero stati i custodi…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.