Verso la Biennale: 200mila euro in più per il Padiglione Italia di Bartolomeo Pietromarchi. No, non sono aumentati gli stanziamenti pubblici, ha avuto un gran successo il fundraising privato

All’inizio, lo possiamo affermare senza grande tema di smentita, non ci credeva tanto manco lui. “Facciamo questa cosa più per sottolineare l’importanza di una modalità e per coinvolgere e condividere un processo che per raccogliere soldi veri” affermò Bartolomeo Pietromarchi in sede di primissima presentazione del suo progetto per il Padiglione Italia alla Biennale di […]

Bartolomeo Pietromarchi

All’inizio, lo possiamo affermare senza grande tema di smentita, non ci credeva tanto manco lui. “Facciamo questa cosa più per sottolineare l’importanza di una modalità e per coinvolgere e condividere un processo che per raccogliere soldi veri” affermò Bartolomeo Pietromarchi in sede di primissima presentazione del suo progetto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. E invece. E invece i risultati alla fine del percorso, durato peraltro pochi mesi, sono stati sorprendenti. Una sorpresa che non lascia spazio a interpretazioni come accade spesso quando si parla di numeri. Di più: di moneta sonante.
Stiamo parlando dell’iniziativa di fundraising che ha accompagnato la nascita del progetto ViceVersa, così si intitola quest’anno la mostra che invaderà gli assai generosi del Padiglione Italia in Laguna a partire da fine maggio. Doveva essere più che altro una posa e invece si sono visti i soldi veri: 145 donors per un totale di poco inferiore ai 200mila euro. Cifre di tutto rispetto specie se paragonate allo stanziamento pubblico che ammonta a 600mila euro circa e che dunque è stato aumentato per oltre il 30% della somma.
Un risultato ottenuto in non molto tempo, ma comunque spaziando a livello quanto meno nazionale. Ovviamente ci sono tanti contributi da Roma, città dove il curatore vive, è cresciuto professionalmente (tra la Fondazione Olivetti e il Maxxi) e dirige un museo (il Macro), ma non mancano contributi di gran nome (la Fondazione Sandretto o i Viglietta, giusto per stare a Torino) e rappresentanze internazionali: Yvon Lambert, big gallerist di Parigi, tra tutte. Tutti i donatori avranno il loro quarto d’ora di celebrità e i quasi centocinquanta nomi saranno visibili su un pannello a Venezia “da quello che ha donato 5 euro a quello che ha contributo con 10mila” trapela dall’organizzazione del Padiglione che, a quanto pare, beneficerà degli inaspettati fondi aggiuntivi sfoggiando alcune opere di respiro più che monumentale…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.