Damien Hirst, principe degli artisti sòla. Valutazioni in calo del 70%: ma nella storia non mancano personaggi sopravvalutati dal mercato, ecco un breve ma divertente excursus…

Che l’investimento in arte sia sempre stato, e si stia tuttora dimostrando, soprattutto per la fascia alta, uno di quelli più al riparo da speculazioni e schizofrenie dei mercati, è un dato ormai diffusamente condiviso, che praticamente nessuno prova a negare. Ma non mancano eccezioni che confermano la regola, sia per opere dell’attualità, sia per […]

For the Love of God, forse l'apice dell'esagerazione di Damien Hirst

Che l’investimento in arte sia sempre stato, e si stia tuttora dimostrando, soprattutto per la fascia alta, uno di quelli più al riparo da speculazioni e schizofrenie dei mercati, è un dato ormai diffusamente condiviso, che praticamente nessuno prova a negare. Ma non mancano eccezioni che confermano la regola, sia per opere dell’attualità, sia per opere più classiche, in qualche caso anche antiche. Con sorprese, anche clamorose: Artinfo è andata a guardare con attenzione, ed ha stilato una – a tratti quasi incredibile – lista delle “sòle” per gli investitori in arte.
Si parte da lontano, con William Adolphe Bouguereau, il pittore accademico francese pressoché contemporaneo agli impressionisti, che però, malgrado un record di 2,66 milioni dollari, non è mai riuscito a far decollare le sue quotazioni sui livelli dei grandi coevi, deludendo non poco i tanti che avevano investito su di lui. Più clamoroso il caso di un altro impressionista, stavolta giapponese, Seiki Kuroda, che nel 1987 vide la sua massima quotazione innalzarsi fino ai 2,5 milioni di dollari, per poi eclissarsi progressivamente: tanto che di recente, una sua natura morta è stata venduta da Christie South Kensington per meno di 10mila dollari.
L’elenco presegue con nomi più o meno noti, da Theo Van Doesburg a Ross Bleckner, fino ad avvicinarsi alla contemporaneità più stretta. Ecco Donald Sultan, uno che negli anni ’80 si trovava ad avere mostre in contemporanea al Brooklyn Museum, al MoMA e alla Blum Helman Gallery: opere pagate allora 440mila dollari, oggi ne valgono sì e no 50mila. Ecco Anselm Reyle, un Gagosian-boy onnipresente nelle fiere d’arte, con opere valutate mezzo milione di dollari precipitate oggi a meno di 100mila; e nel 2012 quasi la metà dei suoi dipinti passati in asta non è riuscita a trovare acquirenti. Chiusura col botto: il re attuale delle sòle artistiche? È Damien Hirst. Una speculazione, ammette Artinfo: eppure il divorzio da Gagosian segna l’ingresso in crisi del golden-boy, e già le aste recenti hanno registrato prezzi in calo anche del 70%…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.