Alessandro Anselmi, storie di architettura su carta. Un piccolo omaggio a un grande architetto scomparso. Il disegno come traccia fisica del pensiero sullo spazio

“Ho sempre avuto una grande propensione per il disegno e la manualità. Quando si disegnava si instaurava un rapporto fisico con il progetto; se tracciavo una riga era quella riga, dipendeva da me, dal mio umore, dal mio corpo. Adesso la fisicità si è persa e così, in parte, la verità profonda dell’architetto. Per questo […]

Alessandro Anselmi, Chiesa di San Pio da Pietrelcina, Roma, 2005 – 2010
Alessandro Anselmi, Chiesa di San Pio da Pietrelcina, Roma, 2005 – 2010

Ho sempre avuto una grande propensione per il disegno e la manualità. Quando si disegnava si instaurava un rapporto fisico con il progetto; se tracciavo una riga era quella riga, dipendeva da me, dal mio umore, dal mio corpo. Adesso la fisicità si è persa e così, in parte, la verità profonda dell’architetto. Per questo continuo a disegnare, a fare schizzi di tipo espressionista per ritrovare la materia. Vedo il disegno manuale non come rappresentativo ma come espressione profonda del progetto, lo schizzo come l’anima della creazione architettonica”. Parole di Alessandro Anselmi, raccolte da chi scrive nel lontano 2004.
Sono passati poco meno di dieci anni: era quello il momento della grande consacrazione della sua attività di architetto, con una mostra promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali negli spazi temporanei di quello che sarebbe poi diventato il MAXXI.
Anselmi è scomparso qualche giorno fa. Come ricordarlo? Con una galleria di disegni, per esempio. Lui, che fu un uomo capace di costruire la forza di una visione, di nutrire l’architettura con espressioni mutuate dalle altre arti. Perché, secondo Anselmi, per progettare c’era sempre bisogno del passaggio della mano sulla carta, del corpo in movimento dell’autore, in dialogo con l’idea che prende forma e si fa spazio, creando un nuovo brano del tessuto cittadino.
Questo tributo è allora un piccolo archivio di architettura ma anche di storie personali, di racconti solo accennati, fra sogni e memorie. Un modo per invitarvi a intraprendere un viaggio all’interno dell’immaginario creativo di Anselmi, partendo proprio da questa selezione grafica, per continuare magari ad approfondire le tappe della sua architettura – costruita, vissuta, teorizzata – in Italia e altrove. Qualche suggerimento bibliografico, infine, per esperti e neofiti: Alessandro Anselmi architetto, a cura di C.Conforti, J. Lucan, edito da Electa nel 1997; 44 domande ad Alessandro Anselmi, a cura di D. D’Anna, pubblicata da Ed. Clean, Napoli, nel 2000; Alessandro Anselmi. Piano superficie progetto. Disegni 1964-200, a cura di M. Guccione e V. Palmieri, edizioni Federico Motta, 2004.

– Emilia Giorgi

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.