Troppe tasse e uno Stato assente. Un unico lamento per le gallerie italiane. LipanjePuntin chiude i battenti, Trieste perde uno dei suoi spazi storici

Qualche volta capita di raccontare di un nuovo spazio che apre. Gallerie, project space, magari una fondazione o un museo. Ma non è raro, ultimamente, soffermarsi su notizie diametralmente opposte: l’annuncio di un’improvvisa chiusura, o anche solo la paura di arrivarci, di doverci mettere un punto, di vedere traballare o tramontare esperienze di successo. È […]

Marco Puntin, fondatore della galleria LipanjePuntin, di Trento; alle spalle un'opera di Antonio Riello

Qualche volta capita di raccontare di un nuovo spazio che apre. Gallerie, project space, magari una fondazione o un museo. Ma non è raro, ultimamente, soffermarsi su notizie diametralmente opposte: l’annuncio di un’improvvisa chiusura, o anche solo la paura di arrivarci, di doverci mettere un punto, di vedere traballare o tramontare esperienze di successo. È questo il caso di “LipanjePuntin”, storica galleria triestina, aperta nel 1995 e conosciuta per il lavoro di sostegno ad artisti delle ultime generazioni. Oggi i fondatori, Marco Puntin e Cristina Lipanje, annunciano un inevitabile the end. La parolina è sempre quella, infernale, banale, complicata, retorica, ripetuta come un tic: la “crisi” colpisce dritto al cuore della microeconomia nazionale, mentre il concetto di “sviluppo” si fa progressivo miraggio, speranza lontana. Il Paese non riparte e i numeri parlano chiaro. Sarà anche sceso lo spread, nel corso dell’ultimo anno, ma a preoccupare sono altre percentuali: il Pil, il tasso di disoccupazione, la pressione fiscale, persino il debito pubblico. Il settore della cultura? Penalizzato, sofferente, allo stremo.
È questo che lamentano i due galleristi, che dopo anni di attività (nei periodi d’oro avevano anche aperto un’attiva filiale romana) alzano bandiera bianca: “Negli altri paesi europei, quando si acquista un’opera la si può defiscalizzare, come un farmaco” ha raccontato Puntin al quotidiano on line Il piccolo. “In Italia siamo lontani anni luce da questa concezione: l’opera d’arte è considerata un lusso che impone al venditore di segnalare alla Guardia di finanza chiunque spenda dalle 2.500 euro in su. I clienti sono scappati all’estero, dove possono comprare senza il “terrore” dei controlli. E poi in Italia l’Iva è al 21% e per ogni opera si paga almeno il 4% per il diritto di seguito alla Siae. Il risultato è mortificante, se aggiungiamo l’assenza, in questa città, di una programmazione culturale capace di sostenere l’incoming”.

Monica Biancardi, un’installazione da LipanjePuntin

Ed è un cane che si morde la coda: la programmazione culturale di livello spesso manca perché mancano le risorse. Il che significa mancanza di produzioni, di artisti internazionali, ma anche di investimenti di capitali – locali e stranieri – e di cervelli che s’inventino nuove strategie. Insomma, per creare ricchezza dalla cultura occorrono fondi pubblici, ma anche un sostegno ragionato a chi, tra i vari soggetti privati, ci mette del suo. La direzione imboccata dalla politica, tuttavia, pare essere un’altra. Peccato. Il ruolo potenziale della cultura, nel percorso di uscita dall’impasse, è cruciale: sul pano delle economie, ma anche su quello del nutrimento delle intelligenze e delle visioni. E ancora una volta, la politica, tutto questo non lo sa.
Quanto al destino di Lipajepuntin, dopo qualche mese di stop l’intenzione sarebbe quella di tornare alla carica, ma sotto nuove vesti. Non più una galleria d’arte contemporanea, ma un negozio di oggetti d’arte low cost. Sperando, piano piano e con altri target, di cominciare a risalire la china. Una china discesa, in questi mesi, da molti colleghi: Pack, EnricoFornello, Franco Soffiantino, Conduits, Dall’Arco a Palermo (che mantiene Shanghai), Betta Frigeri, sono solo alcune delle gallerie che, più o meno momentaneamente, hanno dovuto abbassare la saracinesca.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.