Premio Furla 2013, ecco i nomi dei finalisti. E Jimmie Durham fa lo Steve Jobs: l’imperativo “Add fire” per scuotere le nuove leve del contemporaneo…

Ha il buon gusto di non citare uno Steve Jobs ormai abusato come le frasi dei Baci Perugina, ma il concetto che esprime non è in fondo troppo distante dallo “stay hungry, stay foolish” del papà di Apple. L’imperativo si traduce in “add fire” e diventa, nella voce cavernosa di Jimmie Durham, il titolo dell’edizione […]

Ha il buon gusto di non citare uno Steve Jobs ormai abusato come le frasi dei Baci Perugina, ma il concetto che esprime non è in fondo troppo distante dallo “stay hungry, stay foolish” del papà di Apple. L’imperativo si traduce in “add fire” e diventa, nella voce cavernosa di Jimmie Durham, il titolo dell’edizione 2013 del Premio Furla, che vede sciolte le riserve, in quel di Milano, sui nomi dei finalisti. Un lavoro di scouting lungo e intenso quello portato avanti dai cinque curatori selezionati da Fondazione Furla, ognuno dei quali si è scelto un partner estraneo al circuito dell’arte italiana: coppie inedite a caccia di talenti, a garanzia di una pluralità di sguardo che dovrebbe contribuire ad internazionalizzare un’avventura che, giunta alla nona edizione in dodici anni di storia, non ha remore ad ambire al modello del Turne Prize. Così Giovanna Furlanetto, padrona di casa e madrina del Premio, che nel raccontare la modalità di lavoro – certo non i risultati finali, lontani dalla formazione di una collezione – guarda decisa a Londra, riconoscendo orgogliosamente la sua creatura come il contest più importante d’Italia.
Testimonial, mentore e ispiratore dell’edizione 2013, dunque, Jimmie Durham: chiamato dalla curatrice del Premio Chiara Bertola a succedere a Christian Boltanski. Una fiamma rompe il buio, nell’immagine che l’artista ha pensato per Furla, caricando il concept di ogni possibile riferimento al’idea dirompente di rivoluzione, innovazione, rigenerazione anche violenta dello status quo, seguendo il filo di riferimenti incrociati che dal mito di Prometeo arrivano fino al Futurismo ed oltre. Una visione cui sono chiamati a rispondere Tomaso De Luca (1988), selezionato da Ilaria Gianni ed Alice Motard; Chiara Fumai (1978), voluta da Stefano Collicelli Cagol e Bart van der Heide; Invernomuto, alias Simone Bertuzzi (1983) e Simone Trabucchi (1982), chiamati da Filipa Ramos e Elena Filipovic; Davide Stucchi (1988), scelto da Francesco Garutti e Yann Chateigné Tyleman e Diego Tonus (1984), prima scelta per Vincenzo Latronico e Fanny Gonella.
Al vincitore, nominato a gennaio, la produzione dell’opera; la sua presentazione alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia in concomitanza, in clima Biennale, con l’inaugurazione di un progetto di Durham; il suo “parcheggio” in comodato al MAMbo e, infine, la possibilità – per l’artista prescelto – di una residenza al WIELS Contemporary Art Center di Bruxelles.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.