Massimiliano Gioni: sarà una Biennale di Venezia visionaria, un bestiario dell’immaginazione, con opere anche “di repertorio”. Videointervista al direttorissimo…

È una Biennale curiosa ed inaspettata – almeno a parole, e ad otto mesi dal vernissage – quella cui sta lavorando Massimiliano Gioni. Nel titolo Il Palazzo Enciclopedico il curatore ha scelto di coniugare due istanze differenti, come la necessità di una visione propulsiva dell’immaginario (in grado cioè di cogliere o suggerire degli elementi di […]

Gioni gigioneggia...

È una Biennale curiosa ed inaspettata – almeno a parole, e ad otto mesi dal vernissage – quella cui sta lavorando Massimiliano Gioni. Nel titolo Il Palazzo Enciclopedico il curatore ha scelto di coniugare due istanze differenti, come la necessità di una visione propulsiva dell’immaginario (in grado cioè di cogliere o suggerire degli elementi di natura utopica) con la pratica enciclopedica della “cartografia”, che permetta di tracciare una rappresentazione universale del mondo. L’esito possibile? Di sicuro un “bestiario immaginifico”, come spiega lui stesso nell’intervista rilasciata ad Artribune.

Se resta il fatto che ancora è prestissimo per capire che mostra vedremo, ci dovremmo aspettare una Biennale intellettualistica giocata sulle idee (su modello dell’ultima Documenta) oppure una mostra che rimetta al centro le opere ed il lavoro degli artisti? Gioni parla di bilanciamento tra i due aspetti, da buon manuale Cencelli, che a più di qualche dietrologo è parso però già come prendere le distanze dall’ultima kermesse di Kassel.

E voi che ne pensate?

– Daniele Capra

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Daniele Capra
Daniele Capra (1976) è curatore indipendente e militante, e giornalista. Ha curato oltre cento mostre in Italia, Francia, Repubblica Ceca, Belgio, Austria, Croazia, Albania, Germania e Israele. Ha collaborato con istituzioni quali Villa Manin a Codroipo, Reggia di Caserta, CAMeC de La Spezia, Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone, MMSU di Rijeka, Museo Bernareggi di Bergamo, Galleria d'Arte Moderna di Genova, Casa Cavazzini Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Udine, la Galleria Nazionale di Tirana, la Fondazione Dena di Parigi, il Museo Ca’ Pesaro a Venezia, la Galleria Civica di Trento, il Comune di Milano, il Museo Janco Dada di Ein Hod - Haifa. Ha tenuto lezioni sull'arte contemporanea alla Wizo NB School di Haifa, all'Accademia di Belle Arti di Venezia e di Verona. È stato curatore del Premio Onufri presso la Galleria Nazionale di Tirana e del Premio Trieste Contemporanea. È membro del comitato scientifico di Rave Residency. Ha scritto oltre trecentocinquanta articoli su riviste e quotidiani. Collabora con Il Manifesto, Artribune e i quotidiani del Gruppo Espresso. Vive di corsa, con il portatile sempre acceso e pile di libri che attendono di essere letti.

22 COMMENTS

  1. E noi che ne pensiamo Danie’?!?! per il momento Gioni appare come una di quelle portarei immense , celebratissime, che per non farsi colpire sollevano intorno a se FUMO a non finire.
    Oh , come strategia comunicativa non c è male eh, sia ben chiaro l’ex ragazzo ci sa fare , è simpatico, non è di quelli umorali come altri (e non si fanno nomi) eppoi piace tanto alle donne per quel suo porsi cosi’ benevole senza la benche’ minima traccia di spocchia misogina cosi frequente nell’ambiente.

    Auguri.

  2. so!! BIENNALIST at the Venice Biennale will work further on this thematic “Encyclopedic Palace” with reference to the EMERGENCY ROOM DICTIONARY http://www.emergencyrooms.org/dictionary/colonel.html and the work ” CONCLUSIONISM ” from 1992 . Biennalist take the themes of the Biennales very seriously and question their pertinance through art works / last year we were partner with the Sprengel Museum for our Biennalist @ Venice Biennale . If you wish to work with us this year please contact [email protected]:THERE IS NOT A GOOD BIENNALE WITHOUT BIENNALIST !http://www.emergencyrooms.org/biennalist.html

  3. E’ forse possibile recuperare una rappresentazione universale del mondo attraverso l’arte ? Siamo forse nel medioevo ? Vuol forse dare una visione dell’arte contemporanea simile a quella dei bestiari medioevali ? Vi è forse tutto questo immaginifico ? Non sarà forse che gran parte dell’arte contemporanea si possa spiegare attraverso l’estetica del brutto ? Nel Medioevo e nel Rinascimento il sacro era la rappresentazione stessa del mondo e il mondo poteva essero attraverso un simile punto di riferimento. Pensate ad esempio alla cappella Sistina ! Il ragionamento dell’artista era chiaro e comprensibile a tutti ! Come si può parlare di una rappresentazione universale del mondo attraverso l’arte. L’arte contemporanea dovrebbe proporre un sistema di valori condiviso in una società incapace di produrre significato e ridotta a mera consumatrice di segni. Non sarà forse il caso di interrogarsi sulla dimensione del significato e poi cercare una rappresentazione universale del mondo ? Ci chiediamo al di là della bella dei sintesi concetti da Gioni se vi possa essere un’apertura alla domanda di senso ? E poi non siamo mica in classe che si dà il tema ? E se un povero artista esce fuori tema la sua arte è destinata alla scomunica dai sacri palazzi della biennale ? Aspetto delle risposte alle mie domande dal Sig. Gioni ? Chissù se ci degnerà della sua benevolenza !

  4. voglio proprio vedere se interessato davvero a fallimento. immagino no. ma spera. vedremo.

    • Il fallimento sta nell’idea stessa di Biennale, così come è concepita: un “défilé ” di feticci addomesticati alla omologazione imperante!

  5. Che noia questi commenti. Personalmente mi pare che nel primo video il discorso non faccia una piega. Si apre e si chiude, nel mezzo un’idea chiara di cosa fare. Il lamento fine a se stesso non lo capisco e in questo sito abbonda. Gioni ha costruito progetti seri – uno su tutti Tino Sehgal a Villa Reale Milano – e visionari. Lo sarà, speriamo anche la Biennale. Io sono fiduciosa, le premesse e il titolo fanno ben sperare.

    • Lo so. La noia in questi commenti schiaccia con sempre maggiore pesantezza la più elementare critica rivolta a questo sistema circense e autoreferziale dell’arte e getta fumo su eventi addomesticati sotto il compiacimento del potere stesso – nella mortificante mercificazione del linguaggio contemporaneo anche di quelle che un tempo venivano etichettate “avanguardie utopiche” o “aspirazioni spirituali” dell’artista. (BRRR, CHE PAROLE !)

  6. ” Mi interessano le forme del sapere piu interessate all’eccezione che alla regola,piu interessate al fallimento del sistema che alla sua realizzazione”.Questo dice Gioni nel primo video.

    Se il sapere si interessa all’eccezione e al fallimento del sistema
    senza volerlo realizzare,è un sapere puramente speculativo.
    Fine a se stesso.
    Si desidera il fallimento ,ma non lo si vuole.

    Cosi come le forme d’arte che sbeffeggiano il “sistema” provocandolo,deridendolo,ma sempre all’interno delle sue logiche.In un panorama dove ogni alternativa,contrapposizione,diventa regola,conformità.
    Un percorso quindi ineluttabile,predestinato,invariabile.

    Il sistema si nutre delle sue eccezioni,dei suoi fallimenti,dei deragliamenti dal suo percorso, per rinforzarsi.
    Crea anticorpi sempre piu efficaci.
    Ogni variabile di percorso è puramente speculativa,vive nei dibattiti e nelle riflessioni,”culturali”,in una cultura che non ha a che fare con la vita.
    La cultura intesa come orpello, che gratifica chi la indossa,che desidera l’eccezione il fallimento, solo se confinato alla speculazione “culturale”.

    Dall’arte contemporanea ( quella considerata tale ) non mi aspetto altro che una sempre maggiore conformità,al sistema.
    E una mole spropositata di speculazioni dialettiche,volte ad allontanarla dalla vita,dal sentire comune.

    • E’ significativo che Gioni sia oggi rivendicato e difeso proprio da questo sistema paludoso e autoreferziale che ha allontanato l’arte dalla vita! Sotto questo profilo, lo spot: “bestiario immaginifico” è davvero il calco conforme di una prassi dialettica impropria, lontana da un’ istanza di traformazione del reale, se non in nome di diverse forme più appaganti e innocue sotto il dominio del sistema.

    • i nomi e i cognomi non cambiano la sostanza di una biennale gravemente malata di vecchiaia e inutile nella sua missione culturale…

  7. uhm… a vederlo pare proprio quello che dice di essere: un cameriere, anzi, un capocameriere.
    … con il suo pulloverino marchionnesco…
    immagino però che possa essere una biennale strepitosa, nel qual caso non avrà nulla a che fare con il concept anacronistico a dir poco, e che doesn’t make sense… un palazzo enciclopedico oggi è attuale come un galeone in laguna.
    ma sarà una bella biennale che col titolo non c’entra nulla, come il mulino bianco non c’entra nulla con gli omonimi biscotti.
    buona fortuna.

    • In effettti il pargone tra la biennale di venezia e il galeone calza alla lettera, benché io propenda a supporre che il “palazzo enciclopedico” avesse fin dall’inizio un valore di parco divertimento.

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