Il rapper e l’architettura. Ice Cube celebra Charles and Ray Eames, storica coppia di architetti e designer. E rivela un background insospettabile…

“Facevano dei mash-up prima ancora che i mash-up esistessero”. Commenta così Ice Cube, al secolo O’ Shea Jackson, noto rapper e attore americano (ha recitato in numerosi film ed è stato diretto da registi del calibro di John Carpenter) il lavoro di Charles e Ray Eames, leggendaria coppia di architetti e designer Los Angeles based. […]

Facevano dei mash-up prima ancora che i mash-up esistessero”. Commenta così Ice Cube, al secolo O’ Shea Jackson, noto rapper e attore americano (ha recitato in numerosi film ed è stato diretto da registi del calibro di John Carpenter) il lavoro di Charles e Ray Eames, leggendaria coppia di architetti e designer Los Angeles based. Il musicista, che rivela di aver studiato architettura al college prima di abbandonare per seguire la sua carriera nello showbiz, è protagonista di un video in cui non solo commenta acutamente la filosofia e la pratica dei due progettisti, mostrando la loro abitazione losangelina, ma dichiara anche il suo personale “the good, the bad and the ugly” della città degli angeli.

La coppia creativa formata da Charles Eames e Ray Kaiser (architetto senza licenza lui e pittrice lei), nota anche come “The Eames” è tra l’altro protagonista di un recentissimo film documentario, uscito negli Stati Uniti da poche settimane, in cui la voce narrante è nientemeno che quella di James Franco, attore e produttore statunitense che non fa mistero del suo interesse per l’arte contemporanea (le sue apparizioni in mostre e performance ormai non si contano).

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).