Le peregrinazioni del prode Fabio. E a Roma all’Attico Sargentini mette in scena la lettura integrale dell’Eneide

Passano gli anni, aprono e chiudono gallerie e musei, artisti nuovi si impongono e spesso spariscono, ne arrivano di nuovi da tutto il mondo e in tutto il mondo. Ma le istituzioni restano sempre lì. Istituzione, solo così ci sentiamo di definire un personaggio come Fabio Sargentini, che a mezzo secolo da quando contribuì da […]

Passano gli anni, aprono e chiudono gallerie e musei, artisti nuovi si impongono e spesso spariscono, ne arrivano di nuovi da tutto il mondo e in tutto il mondo. Ma le istituzioni restano sempre lì. Istituzione, solo così ci sentiamo di definire un personaggio come Fabio Sargentini, che a mezzo secolo da quando contribuì da primattore a svecchiare l’arte contemporanea in Italia, ancora riesce a Roma a inventarsi nuovi modi di fare cultura. Divertendosi, che non guasta.
Da un po’, è noto, la sua passione mette insieme in varie forse arte e teatro, sempre con estrema raffinatezza: e in questo clima si inserisce la lettura integrale dell’Eneide che presenta all’Attico sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011, fra le 15 e le 20. Il testo, proposto nella traduzione di Cesare Vivaldi, si avvale di un fondale dipinto da Stefano Di Stasio.
È nella vocazione della galleria l’Attico promuovere manifestazioni artistiche fondate sullo spazio-tempo”, commenta Sargentini. “Ora è il turno dell’Eneide di Virgilio. La sua lettura in versione integrale si avvarrà della traduzione di Cesare Vivaldi, poeta e critico d’arte alla stregua di Emilio Villa, la cui traduzione abbiamo già adottato per l’Odissea. Non potevo concepire la scena senza un fondale e l’ho commissionato al pittore Stefano Di Stasio. Siamo o non siamo in una galleria d’arte? Così, nel teatrino che è ormai parte integrante dello spazio espositivo, si staglierà alle spalle degli attori un grande quadro dove è raffigurato un Enea gigantesco che sovrasta la città eterna con le sue cupole. L’abbigliamento è quello di un uomo d’oggi, con giacca e pantaloni, ma al tempo stesso Enea imbraccia uno scudo bronzeo, istoriato, che lo riporta all’antichità. Non è scenografia, ma un’opera vera e propria”.

www.fabiosargentini.it

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Redazione

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