“Ma scherziamo? Noi lo paghiamo, e lui non ci chiede il permesso per dipingere quello che gli passa per la testa?”. E a Campobasso vogliono cancellare un bel graffito di Blu

Si fa presto a prendersela con l’arte. Qualche giorno fa, nell’ambito del Draw the line street festival, l’ormai famosissimo streetartista Blu onorava la città di Campobasso con un suo murales contro la guerra. Il tema è forse uno scottante tabù per molti: uno dei tanti giovani (per lo più del Sud) pronto ad arruolarsi, a […]

Si fa presto a prendersela con l’arte. Qualche giorno fa, nell’ambito del Draw the line street festival, l’ormai famosissimo streetartista Blu onorava la città di Campobasso con un suo murales contro la guerra. Il tema è forse uno scottante tabù per molti: uno dei tanti giovani (per lo più del Sud) pronto ad arruolarsi, a cui dopo aver rasato i capelli, viene prelevato il cervello per far posto all’elmo militare. Ieri il finimondo: si comincia a parlare della sua cancellazione. Ritenuto offensivo, pare.
Si discute di una rimozione completa del murales, perché non è stato gradito da più di qualcuno e perché il progetto non è stato concordato in anticipo. “Chi ha curato l’iniziativa avrebbe dovuto presentarci il disegno ed il progetto completi almeno 48 ore prima dell’evento”, ha affermato su un quotidiano locale il consigliere comunale Salvatore Colagiovanni. Il che apre una riflessione che si può fare pure divertente: forse il consigliere pensa che Picasso abbia concordato con il Generalissimo Franco la realizzazione di Guernica? O anche che Banksy chieda ai londinesi l’autorizzazione per imbrattargli la porta della legnaia?
Oggi comunque è previsto un incontro tra l’Associazione Malatesta – promotrice del progetto – e i rappresentanti del Comune per decidere la sorte dell’opera. Un intervento finanziato con soldi pubblici, anche se l’artista non ha fatto in tempo a ricevere un centesimo (per ora). Colpa del tema-tabù o della chiusura di una città di provincia di fronte al mondo contemporaneo? Si può comunque seguire tutta la vicenda sulla pagina di Facebook creata appositamente “Di Bartolomeo, Blu non si tocca”. Dagli ultimi sussurri, sembra che l’opera prima talmente chiara necessiti ora di una targa esplicativa! Niente più censura…

– Antonella Palladino

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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.