E Roma rilancia. All’Accademia la protesta prende la forma dello sciopero (della fame)

Certamente l’allargamento delle proteste del popolo dei lavoratori e degli addetti alla Cultura ad altre aree del Paese – vedi Palermo – viene visto con favore, anche per il semplice effetto “megafono” che porta con sé. Ma Roma comunque non molla la presa, e riguadagna subito la primazia del movimento. Stavolta la eco del malcontento […]

Certamente l’allargamento delle proteste del popolo dei lavoratori e degli addetti alla Cultura ad altre aree del Paese – vedi Palermo – viene visto con favore, anche per il semplice effetto “megafono” che porta con sé. Ma Roma comunque non molla la presa, e riguadagna subito la primazia del movimento.
Stavolta la eco del malcontento giunge dalle parti di Piazza Ferro di Cavallo, dove è l’Accademia di Belle Arti ad aver aperto un nuovo fronte “di fuoco” nel clima di fermento che ha toccato nei giorni scorsi Teatro Valle e Macro. E ad aver introdotto la modalità nuova dello sciopero della fame, messo in atto già da tre giorni da studenti e i professori “per salvare le Accademie di Belle Arti dall’indifferenza, dalla sottovalutazione, dalla ghettizzazione”. Sul tavolo l’annosa questione della parità di condizioni, di prerogative e di possibilità rispetto alle università, e in generale la valorizzazione delle accademie come istituti di ricerca, sperimentazione e produzione artistica e culturale. Previsti diversi eventi in sostegno della protesta, con interventi di personaggi come Giovanni Albanese, Myriam Laplante, Gianni Piacentini, Ciriaco Campus.

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