Ok, questo Padiglione Italia ci disgusta. Ma non è che scappando e rinunziando ad esserci facciamo il gioco di chi ci vuole inerti e invisibili? La domanda la pone Alex Pinna, le risposte a voi

Vi scrivo in quanto invitato a partecipare nelle selezioni regionali del Padiglione Italia e con enormi perplessità sul da farsi. Rispetto e sono solidale al massimo con tutti gli artisti che per fortuna in questi giorni, stanno esprimendo il loro dissenso in modo più o meno forbito ed elegante declinando l’invito, il primo istinto è […]

Vi scrivo in quanto invitato a partecipare nelle selezioni regionali del Padiglione Italia e con enormi perplessità sul da farsi. Rispetto e sono solidale al massimo con tutti gli artisti che per fortuna in questi giorni, stanno esprimendo il loro dissenso in modo più o meno forbito ed elegante declinando l’invito, il primo istinto è sicuramente quello di fare come loro ma mi chiedo cosa creerà tutto questo, come sarà il giorno dell’inaugurazione all’arsenale? E quelli seguenti nelle varie mostre del Padiglione Italia?
Molto probabilmente una serie di pessime mostre. Ma poi al pubblico anche e sopratutto straniero, che forse delle defezioni potrebbe non essere neanche tanto informato, tutto il nostro dissenso come e se, si esprimerà? La situazione attuale, il disgusto che provoca in noi che crediamo ancora e molto in quello che facciamo, sarà manifestato in qualche forma? Non rischiamo così di apparire inerti? Se non peggio invisibili?
E poi non cadiamo nella trappola di creare una via di fuga al curatore che molto probabilmente cercherà di addossare la colpa del suo fallimento al rifiuto degli artisti? E di essere superficialmente tacciati di snobismo pur di non voler riconoscere le più che evidenti ragioni che ci portano a rifiutare questa situazione paradossale?
Mai avrei immaginato di non poter accettare un invito così importante anche perché fu proprio davanti al sole nero di Mainolfi alla Biennale del ‘90, che per la prima volta immaginai fosse possibile rischiare tutto per fare questo lavoro. Ora mi viene il dubbio che forse avrebbe più forza una partecipazione assolutamente critica, come hanno fatto nostri predecessori, coprendo o girando i lavori ad esempio insomma esprimendo sul posto, all’evidenza del pubblico, le critiche per questa indegna baracconata; testando pubblicamente i personaggi che manovrano questa edizione della biennale, vedendo se avranno il coraggio di esporre e pubblicare (lasciandone quindi testimonianza) opere che contestino apertamente il loro atteggiamento così poco rispettoso del nostro lavoro e così poco professionale.

Alex Pinna

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