Cosa rimane di Contemporaneo Temporaneo? Quando Roma aveva un altro museo d’arte contemporanea…

Nuove sperimentazioni espositive per nuove tipologie di pubblico; interessanti protocolli di intesa interistituzionali; recupero di spazi fatiscenti come nuovi ambienti museali. Succedeva esattamente dieci anni fa, e oggi ce lo siamo dimenticato. Si chiamava Contemporaneo Temporaneo un interessante esperimento che venne effettuato nell’allora appena rinnovata stazione di Roma Termini: una selezione di opere d’arte contemporanea […]

Nuove sperimentazioni espositive per nuove tipologie di pubblico; interessanti protocolli di intesa interistituzionali; recupero di spazi fatiscenti come nuovi ambienti museali. Succedeva esattamente dieci anni fa, e oggi ce lo siamo dimenticato. Si chiamava Contemporaneo Temporaneo un interessante esperimento che venne effettuato nell’allora appena rinnovata stazione di Roma Termini: una selezione di opere d’arte contemporanea della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna venne esposta in spazi recuperati nell’Ala Mazzoniana della stazione. Il tutto si svolgeva nell’ambito di un protocollo di intesa tra il Ministero dei Beni Culturali (c’era Giovanna Melandri) e l’azienda Grandi Stazioni con l’obbiettivo di creare aree espositive dedicate all’arte contemporanea in tutti gli scali più importanti del paese.
Oggi di quella storia rimangono brandelli di memoria e un occhio pixelato firmato Cristiano Pintaldi, ovvero il logo del fu museo. Si partì con l’idea di fare piccoli musei d’arte contemporanea in ciascuna delle grandi stazioni italiane, si è finiti per chiudere anche l’esperimento pilota…

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.