Fin dove può spingersi la creatività degli stilisti? A questa domanda risponde la celebre fashion designer Iris Van Herpen con un abito dalla manifattura impressionante. Di cosa stiamo parlando? Di Dimensionism, l’ultimo arrivato nella maison olandese.

DIMENSIONISM: L’ABITO REALIZZATO IN VETRO DI IRIS VAN HERPEN

La giovane couturier ci ha sempre abituati a capi spettacolari, frutto di una cura certosina e di una sperimentazione costante nell’utilizzo dei materiali, ma questa volta l’asticella è stata decisamente portata ancora più in alto. Realizzato interamente in vetro soffiato, grazie all’incredibile talento del vetraio tedesco Bernd Weinmayer, l’indumento/tutù appare infatti come una sorta di incantesimo, rendendo indossabile la fragilità.

L’ELEMENTO DELL’ACQUA PER IRIS VAN HERPEN

Costituito da più parti assemblate insieme, il vestito è stato concepito per avvolgere il corpo umano, donando a quest’ultimo un’armonia estetica dettata ancora una volta dagli elementi della natura. Così come con tutte le creazioni precedenti di Iris Van Herpen, anche Dimensionism trae ispirazione dal mondo naturale, più specificamente dalla forma dell’acqua. Come si vede anche dalla clip girata dal videomaker Jip Mus, è il ghiaccio delle Alpi austriache a fare da cornice al delicatissimo momento della modellazione del vetro. Una volta realizzato con precisione maniacale, l’abito è pronto per poter scivolare sulla pelle di chi lo indossa (in questo caso, della modella Diandra Forrest) e, infine, cristallizzarvisi sopra. Stando alle dichiarazioni rilasciate dalla stessa Van Herpen sui social si legge infatti: “Ho sempre sognato di realizzare un look che riflettesse la purezza e la bellezza dell’acqua poiché essa è un filo conduttore di tutto il mio lavoro. Questo look si spinge oltre i confini di tutte le tecniche che abbiamo esplorato fino ad ora”.

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AutoreIris van Herpen
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.