Una tela lunga quasi sette metri, con tredici figure a grandezza naturale. È l’Ultima Cena di Plautilla Nelli (1524-1588), suora pittrice autodidatta che diede vita a una bottega tutta al femminile all’interno delle mura del suo convento, Santa Caterina di Cafaggio a Firenze, oggi scomparso. Plautilla, che aveva ereditato i disegni di Fra Bartolomeo, si rivela nelle sue grandi opere di soggetto sacro come continuatrice della tradizione della Scuola di San Marco, una corrente artistica sviluppatasi a Firenze nel primo Cinquecento nell’ambiente spirituale originatosi intorno alla figura di Girolamo Savonarola, per il quale l’attività artistica praticata dalle religiose era un mezzo per preservarle dall’indolenza. Giorgio Vasari si soffermò su di lei nella seconda edizione delle Vite, affermando che Plautilla con le sue opere aveva “fatto maravigliare gl’artefici”.
Con l’Ultima Cena l’artista sfidò le convenzioni confrontandosi su un tema generalmente riservato ai pittori all’apice della propria carriera, come prova della loro maestria.
Il restauro è frutto di uno sforzo collettivo che ha visto coinvolti, fra i tanti, Advancing Women Artists (AWA), il Comune di Firenze e in particolare i Musei Civici Fiorentini, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato, nonché i Frati Domenicani del Convento di Santa Maria Novella.

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AutorePlautilla Nelli
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