Le poesie di Gabriele Tinti ispirate ai quadri di Giorgio de Chirico

Alessandro Haber legge due componimenti ispirati ai quadri di Giorgio de Chirico al Museo del Novecento di Milano. Le poesie sono di Gabriele Tinti, scrittore che porta avanti da tempo un progetto di lirica collegata alla storia dell'arte. Ecco il video

I video Combattimento e Figliol prodigo sono stati realizzati lo scorso 15 settembre in occasione dell’evento La nostalgia del poeta: omaggio a Giorgio de Chirico, ospitato dal Museo del Novecento di Milano in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. I componimenti ispirati a de Chirico fanno parte del progetto di Gabriele Tinti Rovine, che è stato già presentato in numerosi musei di rilevanza internazionale come il Metropolitan Museum di New York, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il British Museum di Londra e la Gliptoteca di Monaco.
Durante la serata l’autore è stato accompagnato da Katherine Robinson, curatrice della rivista Metafisica. Quaderni della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e dall’attore Alessandro Haber, che ha letto i testi. Così Tinti ha raccontato i due dipinti oggetto della lettura:

Combattimento fu commissionato a de Chirico dal mercante d’arte parigino Rosenberg per decorare il salone centrale del suo appartamento. Il groviglio dei lottatori è ambientato in una stanza claustrofobica, dai bassi soffitti e dalle strette pareti, all’interno della quale la crudeltà della lotta viene stemperata da un’atmosfera ludica e giocosa. Scudi giocattolo, giovani gladiatori rinunciatari alla lotta fanno sì che la violenza del combattimento venga meno. “Gladiatori! Questa parola contiene un enigma”: così de Chirico fa esclamare Ebdòmero, alter ego del pittore e protagonista del romanzo omonimo. Così continua il testo: ‘E pensò ai teatri di varietà, il cui soffitto illuminato evoca le visioni del paradiso dantesco; pensò anche a quei pomeriggi romani, alla fine dello spettacolo, quando il sole declinava e l’immenso velario aumentava l’ombra sull’arena da cui saliva un odore di segatura e di sabbia inzuppate di sangue’”.

Quello del ‘Figliuol prodigo’ costituisce uno dei temi più cari a de Chirico. In questo dipinto che ha origine da un disegno del 1917, il pictor optimus traduce in pittura la nota parabola evangelica. Il figlio manichino abbraccia il padre statua che è sceso dal piedistallo per accoglierne il ritorno. La scena si svolge in un orizzonte alto, percorso da nubi, nei pressi di un edificio rinascimentale che nei colori e nelle fattezze ricorda molto il Museo Archeologico di Napoli”.

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Redazione

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