My Home, in Libya è il titolo dell’intensa opera prima della giovane artista e filmmaker di origine veneta Martina Melilli (1987), che si era già fatta notare per l’opera video Mum I’m sorry, con cui si è aggiudicata l’edizione 2017 di ArteVisione – il progetto di Careof e Sky Academy a sostegno della scena artistica italiana. Il nuovo film, prodotto dalla torinese Stefilm e dalla tedesca Zdf, in collaborazione con Arte e Rai Cinema, e con il supporto del MIBACT e del Piemonte Doc Film Fund, ha debuttato ieri in anteprima mondiale al 71esimo Festival di Locarno, nella sezione Fuori Concorso.
Girando con la macchina da presa nella casa dei nonni vicino a Padova, la regista traccia una mappa dei luoghi che appartengono al loro passato. Antonio, nato in Libia all’epoca in cui era una colonia italiana, ha vissuto a Tripoli e lì ha sposato Narcisa. Nel 1970, con il colpo di stato di Gheddafi, lui e la moglie sono stati costretti ad abbandonare il paese in tutta fretta. Con l’aiuto di un giovane libico contattato tramite i social network, Martina raccoglie immagini della città natale dei suoi nonni così come si presenta oggi. Grazie allo scambio di foto e alla chat il loro rapporto si approfondisce: internet permette di superare i confini fisici e culturali che separano le loro vite.
Attraverso una colonna sonora minimale e continue immagini che si sovrappongono, tra la multimedialità del presente e le fotografie del passato, Martina Melilli organizza una ricerca approfondita delle proprie radici, muovendosi all’interno di un mondo frammentario. Allo stesso tempo, spostandosi da una memoria a più memorie, da un racconto individuale a un racconto corale, ricostruisce il quadro di una storia non ancora raccontata.

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AutoreMartina Melilli
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