Avevo vent’anni e poche nozioni, ma tanto amore per la storia dell’arte quando sono entrata per caso nella Chiesa di Alvar Aalto e Riola. Non ho mai dimenticato il candore delle sue pareti e lo straordinario bagno di luce che nasce dalle sue finestre alte. Sono uscita senza sapere molto di più della sua storia, ma anni dopo l’ho ritrovata per caso e mi sono messa a studiarla. Su internet le sue vicende, solo accennate, cominciavano a entusiasmarmi, mentre già ritrovavo filmati dell’epoca della sua costruzione. Poi seppi di un Cardinale, molto amato e molto odiato, vittima dei suoi stessi ideali. Poi venne la letteratura e la critica sul progetto, ma anche la storia vista dai parrocchiani. La mia formazione progettuale mi riportò ad Alvar Aalto, alla Finlandia e all’approccio protestante di un progetto per una chiesa cattolica. Roberto Ronchi ed io cercavamo la storia di un luogo che raccontasse le vicende degli uomini e l’abbiamo trovata”.

NON ABBIAMO SETE DI SCENOGRAFIE

Sono parole cariche di passione quelle con cui Mara Corradi – giornalista di architettura e design – introduce Non abbiamo sete di scenografie. La lunga storia della chiesa di Alvar Aalto a Riola, il documentario al quale ha lavorato insieme al cameraman e regista Roberto Ronchi. A quarant’anni dall’inaugurazione dell’edificio – unica opera italiana dell’architetto e designer finlandese – il film sarà presentato (giovedì 16 agosto, sul sagrato della chiesa, in piazza Alvar Aalto, alle ore 21) alla comunità che per prima ne ha sostenuto la realizzazione, oggi composta da meno di mille anime residenti lungo la linea che connette Bologna con Porretta Terme.

SANARE L’URGENZA DI UNA COMUNITÀ

Poco nota persino agli addetti del settore, la storia di questa chiesa intreccia determinazione, coraggio, audacia, visione e, naturalmente, architettura, a partire dalla figura del Cardinale Giacomo Lercaro. Fu lui a conferire l’incarico ad Aalto, nel 1965, sulla scia degli orientamenti emersi in seguito al Concilio Vaticano II. Proprio dal discorso tenuto dal Cardinale, in occasione della presentazione alla stampa e alle autorità della struttura architettonica, è stata estratta la frase scelta dai due cineasti come titolo dell’opera. Un’espressione incisiva che intende sottolineare come l’intervento del grande progettista, scomparso prima dell’avvio del cantiere, sarebbe stato in grado di sanare “l’urgenza della piccola comunità di sentirsi unita intorno a un altare” e, nello stesso tempo, utile per prendere le distanze da quanti avanzavano critiche in termini di “sfoggio di monumentalismo”.
Il film, che sarà ufficialmente presentato alla prossima edizione del Milano Design Film Festival, offre anche un’ulteriore testimonianza della diffusione del patrimonio architettonico nel nostro Paese, meritevole di essere conosciuto – e attraversato – nella sua totalità, centri minori inclusi.

– Valentina Silvestrini

 

 

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.