Basato sull’omonimo saggio scritto da Jonathan Safran Foer nel 2009 (pubblicato in Italia da Guanda con il titolo Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?) Eating animals è il titolo del documentario diretto dal regista statunitense Christopher Dillon Quinn, già autore, nel 2006, del pluripremiato God Grew Tired of Us. Distribuito da Sundance Selects, il film è stato prodotto, oltre che dallo stesso Quinn e da Safran Foer, anche da Natalie Portman, illustre e influente personaggio del mondo del cinema, nonché vegana e attivista per i diritti degli animali.
Attraverso la narrazione dell’attrice, la pellicola tenta di trasmettere una maggiore consapevolezza sulla provenienza di ciò che viene quotidianamente consumato, mostrando l’orrore degli allevamenti intensivi (solitamente inaccessibili ai non addetti ai lavori), nonché le nefaste conseguenze che un certo tipo di sfruttamento comporta sia per la salute dell’uomo che per le sorti del pianeta. Come spiegano gli autori, lo scopo principale del progetto non è quello di convertire lo spettatore al veganesimo, bensì di farlo riflettere sia sulla drammatica condizione nella quale versano miliardi di animali e sensibilizzarlo sull’urgenza di arginare il più possibile il problema. Il documentario si addentra infatti anche in altre realtà, raccontando le storie degli allevatori americani che hanno deciso di offrire alternative più etiche e sostenibili. Pratiche discutibili come la somministrazione di antibiotici, lo spreco di risorse idriche e di prodotti essenziali come i cereali, insieme ad effetti collaterali come gli attacchi alle biodiversità e una costante emissione di gas serra (soprattutto da parte degli stessi animali) hanno infatti l’effetto di modificare drasticamente sia il presente nel quale viviamo che, di conseguenza, il nostro futuro.
Uscito ufficialmente nelle sale cinematografiche americane lo scorso 15 giugno (ancora ignota invece la distribuzione nel nostro paese), Eating animals è solo l’ultimo di una lunga serie di documentari che hanno come temi principale l’antispecismo e l’esigenza di provare empatia nei confronti di tutti gli esseri viventi.
Tra i principali di questo filone ricordiamo Samsara, diretto da Ron Frickle nel 2011, e lo sconvolgente Earthlings del 2005, scritto, prodotto e diretto da Shaun Monson, per il quale, anche in questo caso, la narrazione fu affidata a una star di Hollywood socialmente impegnata: Joaquin Phoenix.

– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.