C’è chi, osservandolo, storce ancora il naso; c’è chi lo apprezza soprattutto al tramonto, quando dall’alto dei suoi cento metro fuori terra sembra quasi scintillare; c’è chi lo considera un imprescindibile punto di riferimento visivo della città simbolo della Riviera romagnola.
Prossimo al traguardo dei sessant’anni dall’ultimazione, il Grattacielo di Rimini ha ispirato un documentario del regista italiano Marco Bertozzi, realizzato nel 2017. L’opera, semplicemente denominata Cinema Grattacielo, combina immagini di diversi formati, tra cui alcune “originariamente girate in pellicola, altre riprese con camere e cassettine MiniDV o DvCam, parti in Betacam, poi in HD o con le ultime GoPro”, come ha precisato lo stesso Bertozzi nelle note di regia. L’intento è rivelare la molteplicità e complessità di questo complesso architettonico, oltrepassando le apparenze per mostrare il suo essere “un alveare di appartenenze diverse, una torre di cento metri svettante su una città e una nazione profondamente cambiate: un museo vivente del design del Novecento che vive quotidianamente le difficoltà fisiche della sua non più giovane età. (…) Duecento case, una sopra l’altra, tutte così vicine, in una griglia segreta di aggregazioni e risistemazioni che richiama l’antico desiderio dell’uomo di ricreare il suo spazio di vita. E che rappresenta un tentativo di convivenza civile unico per il nostro Paese: un’idea di comunità, una Community appunto, aperta ed includente, come il suo sguardo fra il Mediterraneo e gli Appennini, fra i sud e i nord del mondo”.
In occasione di Move Cine Arch – il festival diretto da Steve Bisson, fondato nel 2012 in Brasile dalle società di produzione Filmessay e Olhar Periferico – il doc ha ricevuto l’Award Best ISSUE. La giuria internazionale – composta da Federica Andreoni, Jessica Auer, Martin Benavidez, Reinaldo Cardenuto e Francesco Perrotta-Bosch – tra i ventuno film selezionati quest’anno, provenienti da 14 paesi, ha inoltre attribuito l’Award Winner 2018 a The Visitors dello statunitense Rob Cartes; mentre a When you return I’ll be living by the waters dell’olandese Petra Noordkamp è stato assegnato l’Award Best FORM. La cerimonia di premiazione, accompagnata dalla proiezione delle tre opere vincitrici, è in programma sabato 30 giugno a Venezia (a Palazzo Mora, dalle 18); a settembre tutte le opere saranno presentate nella sessione brasiliana, promossa in collaborazione con Espaço Marieta, FAAP e Instituto de Arquitetos do Brasil. A novembre, infine, il festival approderà a Parigi, in concomitanza con ParisPhoto.

  • Valentina Silvestrini
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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.