Fest, il cortometraggio che sovverte le regole del 3D

Nikita Diakur è un animatore di origini russe che si è fatto notare per il suo stile originale e anticonvenzionale. Il suo ultimo lavoro, Fest, è una storia surreale e ipnotica, che sovverte tutte le convenzioni dell'animazione 3D

Sempre attento a un certo tipo di animazione d’avanguardia (per non chiamarla weird), il blocco televisivo statunitense Adult Swim, figlio di Cartoon Network, ha da poco pubblicato sul proprio canale Youtube un nuovo destabilizzante video. A firmare quest’ultima collaborazione è Nikita Diakur, animatore di origini russe che negli ultimi anni si è fatto conoscere sia sul web, con la campagna di crowdfunding per la realizzazione del cortometraggio Ugly, che sui social proprio per le sue bizzarre animazioni. Il modus operandi del talentuoso filmmaker prevede infatti lo stravolgimento dei canoni tradizionali ai quali la computer graphic ci ha abituati.
Soggetti ambigui e sconnessi, dinamiche difettose e assi cartesiani inseriti all’interno di scenografie del tutto identiche alle schermate dei software di grafica 3D sono le caratteristiche principali dei lavori di Diakur, e Fest (questo il titolo del suo ultimo corto) non delude le aspettative. Seppure a un primo sguardo il tutto risulti caotico e privo di senso, in realtà quello che succede in questi tre minuti ha dell’incredibile.

IL FASCINO DELL’ERRORE

Il contesto rappresentato è quello di un rave improvvisato al quale partecipano dei personaggi tanto assurdi quanto realistici ed espressivi, tra i quali spiccano un pilota di droni e un individuo che viene posseduto da un bug interno capace di far perdere parametri e forma originaria. I partecipanti alla festa non sono però gli unici a comporre questo quadro comico e grottesco: appostati sul tetto di un palazzo vi sono infatti alcuni ragazzi pronti a lanciare, con una corda elastica, quello che potrebbe essere un loro amico se non addirittura il protagonista di tutto il filmato. L’intera scena si esaurisce in realtà in una manciata di secondi, da quando cioè il corpo viene scaraventato dal tetto fino al suo schianto finale. Ciò che però realmente stupisce è il virtuosismo con il quale il tutto viene descritto attraverso prospettive differenti. Come all’interno di un loop, l’azione principale viene riproposta attraverso quattro punti di vista specifici: quello del “protagonista”, quello di un ragazzo che riprende lo svolgimento del party, quello del drone (contro il quale il personaggio attaccato alla corda si scontrerà) e quello di un altro soggetto intento a documentare il lancio dall’edificio.
Sperimentazioni simili riescono in qualche modo ad allargare i confini dell’animazione 3D, unendo consolidate tecniche cinematografiche alla volontà di rappresentare qualcosa difficile da concepire per poi giungere al conseguimento finale di una vera e propria opera metafisica.

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Valerio Veneruso

Valerio Veneruso

Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM –…

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