Sono un grande appassionato del lavoro di Giacometti. Lo sono sempre stato. A un certo punto ho cominciato a leggere di tutto su di lui, compreso il libro da cui è tratto questo film, ‘Un ritratto di Giacometti’. Saranno più di vent’anni che me lo porto dietro. Mi ha sempre interessato il processo creativo: perché un artista fa quello che fa, il rapporto col suo lavoro e con la società.” A parlare è Stanley Tucci, regista di Final Portrait, il film biografico dedicato ad Alberto Giacometti (1901-1966) in uscita nelle sale italiane il prossimo 8 febbraio, distribuito da BIM.
Il lungometraggio prende le mosse da un episodio particolare: nel 1964, durante un viaggio a Parigi, lo scrittore americano e appassionato d’arte James Lord incontra Giacometti, già artista di fama internazionale, che gli chiede di posare per lui. Giacometti gli promise che sarebbe stato un lavoro di un pomeriggio: in realtà il ritratto richiese 18 lunghe e tormentate sedute. Il lavoro terminò solo quando Lord disse all’artista svizzero che non poteva più né aggiungere né togliere niente a quel dipinto. Giacometti regalò il ritratto a Lord come gli aveva promesso. Voleva dipingerne un altro, ma morì due anni dopo: i due uomini non si sarebbero mai più incontrati. Il dipinto fu venduto nel 1990 per oltre 20 milioni di dollari. Final Portrait racconta la storia di un’amicizia insolita e toccante, ma mette in scena anche le difficoltà del fare arte, un’attività a tratti esaltante, a tratti esasperante e sconcertante, chiedendosi se il talento sia per l’uomo un dono oppure una maledizione.

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AutoreAlberto Giacometti
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