IL BAD BOY DEL BALLETTO
Di origine ucraina, divenuto primo ballerino del Royal Ballet a soli 19 anni – il più giovane nella storia: Sergei Polunin è uno dei danzatori classici più talentuosi dell’epoca contemporanea. Ma è anche divenuto presto il “bad boy” del balletto, tra intemperanze in scena e soprattutto giù dal palco, fino alla decisione, nel 2012, all’apice del suo successo mondiale, di abbandonare il corpo di ballo inglese senza quasi preavviso.
Quella di Sergei è una storia romantica e tormentata, che racconta di infiniti sacrifici consumati sin dalla più tenera età nel nome di un sogno impossibile. Un’ambizione che, una volta realizzata, sembra non riuscire comunque a soddisfare chi le ha dedicato i migliori anni della propria vita. Quella di Sergei, però, è anche la storia di un talento straordinario che, nonostante tutto, desidera soltanto esprimersi e trovare la propria strada al di là dell’opportunità di “fare carriera” a scapito della pura creatività.

TUTTO INIZIA DA UN VIDEO VIRALE
Uscito ufficialmente lo scorso settembre, Dancer offre un inedito sguardo nella vita di un personaggio tanto complesso quanto carismatico, che ha saputo sdoganare l’immagine del balletto grazie a un unico, potentissimo video virale, diretto da David LaChapelle, che vede Polunin danzare sulle note di Take Me to Church, brano di Hozier. Fondendo passi impeccabili a un’espressività quasi selvaggia, tanto è genuina.
Sempre David LaChapelle figura tra coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film, diretto da Steven Cantor e prodotto da Gaby Tana. La presenza del controverso fotografo e artista sul set del biopic si può spiegare con le parole dello stesso Polunin, che ha confessato come il video di LaChapelle fosse in origine l’ultimo passo di danza che avrebbe eseguito; proposito fortunatamente smentito grazie proprio all’incontro con l’artista visivo, che ha fornito a Polunin nuova ispirazione: “Durante la realizzazione di quella clip, ho capito che volevo continuare a ballare”.

– Caterina Porcellini

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Caterina Porcellini
Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J. Ong e Lev Manovich. Da allora si mantiene sempre aggiornata sui nuovi media, lavorando come web editor, social media manager e consulente SEO. Dal 2007 ha collaborato con testate specialistiche e non, Exibart e alcuni siti del Gruppo 24 ORE tra gli altri. Continua ad avere un occhio di riguardo per quelle forme d'espressione che hanno una relazione diretta con il pubblico: architettura e design, fotogiornalismo, performance e installazioni. Grazie alla recente collaborazione con Plain Ink Onlus, sta approfondendo l'utilizzo con finalità sociali dei mezzi di comunicazione popolari, come fumetti e storytelling.

6 COMMENTS

  1. Grazie per questo articolo su uno più incredibili artisti dei nostri giorni, sperando che il documentario arrivi presto in Italia perchè vale davvero la pena vederlo, per gli amanti della danza e non. Però per favore, non riportate chiacchiere a casaccio, ma quali intemperanze sul palco? Dalle interviste alle sue varie partner di scena sembra che ballare con lui sia praticamente un sogno e fuori dal palco è un ragazzo talmente timido e gentile che fa tenerezza; posso capire che la storia del bello e dannato faccia scena, ma non esageriamo, via!

  2. Ben descritto come uno dei migliori danzatori della nostra epoca- non sarebbe esagerato definirlo il migliore per talento e carisma- ma sul “ragazzaccio” oltre a non essere veritiera ormai è un po’ logora!!

  3. Non sto più nella pelle, non vedo l’ora che anche in Italia si decidano ad annunciare la data!
    Comunque, non posso che concordare con i commenti precedenti, passi la storia del “bad boy” che piace tanto ai giornalisti (visto che l’hanno inventata loro) ma parlare di “intemperanze in scena” è un’affermazione piuttosto pesante e scorretta considerando che chiunque lo abbia incontrato anche solo per due minuti (me compresa) sa che Polunin è l’anti-primadonna per eccellenza, sempre educato, rispettoso, adorabile con i fans, un étoile di fama mondiale che ancora arrossisce quando gli si fanno i complimenti, penso di aver detto tutto! La prossima volta magari informatevi prima di riportare sciocchezze

  4. Mi unisco agli altri commenti, non si può scrivere alla leggera una cosa come “intemperanze in scena”, soprattutto quando non ha davvero alcun fondamento! Seguo Sergei da sempre e l’ho visto ballare con le migliori ballerine del mondo ma anche con dei sacchi di patate incommentabili, e in qualunque caso lui si comporta sempre come se avesse a che fare con Margot Fonteyn, è un ragazzo di un umiltà e una gentilezza squisite, e chiunque capisca un minimo di danza sa che nonostante sia uno dei migliori ballerini del mondo, uno di quelli che domina la scena e conduce i giochi, è rimasto comunque un porteur da sogno, il sogno di ogni ballerina appunto. Un vero gentiluomo, sia sul palco che fuori e non solo con belle ballerine o giovani ammiratrici, anche con vecchie signore che vogliono una foto con lui ma non sono capaci di usare la fotocamera: ricorderò sempre questa sera, dopo lo spettacolo l’uscita artista era gremita di fans e lui in mezzo a quel caos, ha perso cinque minuti buoni a mostrarmi come funzionava il mio aggeggio infernale con una gentilezza e una pazienza che nemmeno i miei nipoti avrebbero avuto! Un tesoro di ragazzo, di quelli da presentare a mamme e nonne, altro che bad boy!

  5. Scusate se intervengo soltanto adesso, non avevo visto i diversi commenti. Premesso che quattro diversi interventi si appuntano su un inciso di una frase – e il resto dell’articolo quindi non dev’essere così male – cerco comunque di spiegarmi meglio. Cosa intendevo con “intemperanze in scena e giù dal palco”?
    Riporto un paio di fonti che ho appena ritrovato al volo.
    Guardian, 22 gennaio 2012: “When Sergei Polunin, 21, walked out of rehearsals with the Royal Ballet on Tuesday and said he would not be coming back, the world of dance was stunned.” E ancora: “On 8 January at 9.40am, he tweeted a picture of himself with his feet up drinking from a can of Kronenbourg, with the words: “As long as you have a beer in your hand by the morning!!!!” A month earlier, he had tweeted: “Does any body sell heroin??? Need to bring my mood up.” Though he added 20 minutes later: “Pizza probably will do for now,” it is the kind of joke unlikely to have gone down well with the Royal Ballet.”
    Per sua stessa ammissione, poi – New York Times, 1 settembre 2016: “I was sort of sabotaging myself,” Mr. Polunin said in an interview over lunch.” […] I sort of played with the bad-boy thing, and I gave a couple of interviews where I said stupid things.”
    Probabilmente avrei dovuto utilizzare un’espressione più letterale, ovvero “intemperanze nella carriera e nella vita privata”, perché non ho mai inteso mettere in dubbio la professionalità e il talento di Polunin – essendo una sua fan come voi, tra l’altro! Speravo che questo fosse chiaro dal brano che segue: volevo solo collegare un certo modo di “fare” (più che essere) ribelle all’espressione del suo disagio nei confronti di una certa rigidità che comunque contraddistingue, più che la danza in sé, parte dell’ambiente.
    Insomma, era semplicemente un adolescente e ha rivendicato il suo diritto a esserlo. Cosa che, in fondo, ai miei occhi non fa che aumentarne il talento.
    Grazie in ogni caso per la lettura e i contributi!

    • Gentile Caterina, leggo solo ora la tua risposta. Personalmente trovo che il tuo articolo sia molto bello, ma credo che il fatto che tanti commenti si concentrino su quell’espressione, sia perchè soprattutto in determinati ambiti – e la danza è certamente uno di questi- le parole hanno un certo peso. Intemperanze in scena potrebbe lasciar intendere che Polunin è una prima donna, che fa i capricci, è scortese con le partner o cose del genere, il che aggiunto a questa enorme sciocchezza del “bad boy” creata ad hoc dalla stampa inglese solo perchè lui ha avuto l`ardire di non trovarsi bene con il loro amato Royal Ballet, non aiuta a capire lo splendido artista e la splendida persona che in realtá è. La gente può essere molto sciocca e superficiale, magari ancora parlano di una stupidaggine che lui ha twittato da adolescente, come qualunque altro ragazzo della sua eta` e poi ignorano le tante cose intelligenti e buone che ha detto e fatto in questi anni, i suoi progetti, il suo impegno per una maggiore apertura del mondo del balletto, per una maggiore tutela artistica e personale dei ballerini…Per chi lo segue con affetto da anni, questo e’ motivo di grande frustrazione e il desiderio di dimostrare che il pubblico non lo considera affatto un cattivo soggetto e’ molto forte.
      E` però molto bello leggere articoli in italiano come questo su di lui, spero che ne scriverai altri perchè credo che il nostro panorama artistico avrebbe proprio bisogno di un pò di Sergei Polunin!

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