Un film che parla di femminilità, arte, lavoro, tragedia e ispirazione. Un lungometraggio sperimentale che, utilizzando il linguaggio delle avanguardie, racconta una storia di sogni costruiti e poi distrutti. Alla regia c’è Francesca Fini, artista poliedrica la cui ricerca spazia dalla videoarte al documentario sperimentale, dal teatro alla performance art, dalle arti digitali all’installazione pittorica. Per questo progetto, la Fini ha collaborato con l’Istituto Luce Cinecittà, che le ha messo a disposizione il proprio archivio, una risorsa inestimabile per comprendere l’evoluzione della società italiana dell’ultimo secolo. Tra il materiale d’archivio selezionato ci sono documentari sul Futurismo, reportage su Dalì a Roma e servizi sugli artisti della Pop Art, ma anche spezzoni di materiali oscuri o poco conosciuti.

Gli estratti filmici si alternano a una serie di performance realizzate dalla Fini e dai suoi collaboratori e la pellicola trova il suo culmine nelle immagini emblematiche della tragedia di Via Savoia, a Roma, quando nel 1951 un centinaio di ragazze fecero crollare una scala dove si accalcavano per contendersi un posto di dattilografa. Al repertorio sulla tragedia di Via Savoia risponde l’artista stessa con le immagini di una scioccante performance in cui alimenta il nastro di una vecchia macchina da scrivere Olivetti con il suo stesso sangue, per scrivere e riscrivere ossessivamente la frase “Ofelia non annega”.

“Ofelia Non Annega”, regia di Francesca Fini
Prodotto da Istituto Luce Cinecittà

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