L’atto di rubare è traslato e posto al centro di una ricerca poetica, culturale e antropologica. Raccogliamo quello che ha lasciato chi ci ha preceduto. Ci affaccendiamo a renderlo di nostra proprietà. Respectable Thief è la celebrazione di una rabbia produttiva, complessa, carica di significati. In questo momento in mostra alla Fondazione Prada di Milano, l’artista angolano è conosciuto per le sue performance, i video, la musica e la scrittura poetica, espressione dell’urgente desiderio di immergersi nella realtà a tutti i livelli.

Lerato Bereng: Nelle tue performance spesso parli dal punto di vista di un alter-ego. In questa performance porti in scena un personaggio o sei tu stesso, Nástio, il ladro rispettabile (Respectable thief)?
Nel creare tutto è al servizio dell’idea, e se io non sono sufficiente per raggiungere l’idea allora faccio intervenire altre “personae”.

L.B.: La parola “rispettabile” implica onore e giustizia nell’impossessarsi di ciò che non ci appartiene. Quale valore esiste nel “rubare”?
Tutti rubiamo: spiritualmente, geneticamente, socialmente, culturalmente. Rubiamo molecole, idee, abitudini, perché siamo frutto di un’eredità, veniamo e siamo diretti verso qualcosa, e nel percorso ci appropriamo di ciò che ci è utile. In questo tempo di crisi qualcuno ci sta rubando qualcosa: la nostra capacità di muoverci, comprare, scambiare, e noi non possiamo che accettarlo.
Lo spettacolo è anche un omaggio a tutti gli espatriati che s’impossessano d’identità fittizie, tanti Robin Hood, che rubano per una buona causa. Lo spettacolo rifiuta di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e lascia al pubblico la scelta, interrogandosi sul tipo di comunità di cui vorrebbero essere parte.

Nastio Mosquito, Respectable Thief, photo credits Andrea Pizzalis per Centrale Fies
Nastio Mosquito, Respectable Thief, photo credits Andrea Pizzalis per Centrale Fies

Words Breakers: Una parola che vorresti risignificare o eliminare dal lessico comune.
Questa domanda è molto importante per me, poiché senza eliminare o aggiungere alcuna parola penso che dovremmo avere una relazione più costruttiva e cosciente con quelle esistenti, innamorarci di nuovo delle parole.

W.B.: Un progetto non realizzato (utopico o work in progress).
Vorrei vivere più serenamente e in modo più autentico e voglio farlo con gli altri. Credo che questo sia il mio progetto più grande: investire tempo, energia, gioia, creatività nelle relazioni con la mia famiglia.

– Dalila D’Amico e Chiara Pirri

 

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caleidoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi. Voice off di questa intervista é Lerato Bereng.

www.centralefies.it

 

 

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Chiara Pirri
Esperta di arti performative e arti visive, particolarmente interessata al dialogo tra i diversi linguaggi artistici. Svolge attività di ricerca, è curatrice indipendente e si occupa di comunicazione. Sperimentatrice di formati ibridi tra performance, cultura pop e produzione editoriale, ha realizzato numerosi e diversi progetti di scrittura sperimentale attorno alla produzione artistica contemporanea. Ha collaborato con festival quali Romaeuropa e Drodesera - Centrale Fies, ideando e dirigendo progetti di mediazione, comunicazione e approfondimento critico. Dal 2016 è responsabile dell'area "Arti Performative" per Artribune.