Barba bianca, sguardo ispirato, una vaga somiglianza con John Baldessari. Si chiama Robert Rushkin ed è il protagonista di un breve documentario intitolato The Artist, girato dallo studio inglese Builders Club e diffuso su Internet nelle scorse settimane. Nel video si racconta la carriera dell’artista, descritto come “sfuggente” e troppo poco conosciuto, nonostante possa vantare, secondo gli autori del cortometraggio e anche secondo un ampio sito web, mostre personali al MoMA e alla Tate Modern, oltre che illustri collaborazioni con mostri sacri del calibro di Andy Warhol e Gerard Richter.

Rushkin viene intervistato nel proprio studio, circondato da numerosi assistenti, mentre racconta i suoi esordi, i suoi progetti più importanti e la sua visione dell’arte, tutta incentrata sul rapporto tra realtà e illusione. Ed è proprio questa tematica, che viene sottolineata più volte durante il video, il primo indizio fornito allo spettatore più attento, un’esortazione neanche troppo nascosta a guardare oltre le apparenze. Nonostante la maggior parte delle riviste online abbia preso per buono il comunicato stampa di presentazione del documentario, copia-incollandolo senza modifiche, e dunque presentandolo come veritiero, il progetto racconta in realtà una figura di artista non-esistente, anche se tremendamente verosimile. Le opere sono tutte realizzate in computer grafica; il barbuto Rushkin è un consumato attore perfettamente calato nella parte dell’artista ispirato; le mostre nei grandi musei non sono mai state fatte; le citazioni che campeggiano sul sito web, firmate da critici del calibro di Hans Ulrich Obrist e Chris Dercon sono inventate di sana pianta.

Robert Rushkin
Robert Rushkin

Il tutto, però, funziona miracolosamente bene, dimostrando uno studio approfondito e una comprensione non superficiale dei linguaggi dell’arte contemporanea oltre che dei tanti clichè associati alla figura del “grande artista” dei nostri tempi. Un lavoro di finzione verosimile, insomma, che ci spinge a riflettere, con intelligenza e stile, sui meccanismi di diffusione della conoscenza in rete, oltre che sui tanti stereotipi che governano mondo dell’arte attuale.

– Valentina Tanni

www.robertrushkin.tk

 

 

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Valentina Tanni è storica dell'arte, curatrice e docente. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba. Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. La sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Nel 2001 ha fondato Random Magazine, uno dei primi magazine online dedicati alla Net Art, ed è tra i membri fondatori delle riviste d’arte contemporanea Exibart e Artribune. Ha curato numerose mostre in musei e gallerie, tra cui “Netizens”, “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati”, “Maps and Legends. When Photography Met the Web”, “Eternal September” e “Stop an Go. The Art of Animated Gifs”. È stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” e ha lavorato come docente per numerose istituzioni pubbliche e private (Università di Roma La Sapienza, LUISS, Istituto Europeo di Design, Fondazione Moderna Arti Visive).

3 COMMENTS

  1. Giusto anche Roberto Scala artista sconosciuto dal mondo dell’arte contemporanea ha esposto in spazi non ufficializzati del jet set per oltre 1500 eventi , mostre, performance , installazioni di Mail Art, Arte Postale, Arte Correo, Video Art è Poesia Visiva inserito nei migliori archivi internazionali ma l’Italia lo reputa uno sconosciuto

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