Video di Alessio Lavacchi
produzione Artribune Television
per Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quel che faccio. Solo dopo una specie di “presa di coscienza” vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc. Perché un quadro ha una vita propria. Tanto da lasciarla emergere. Solo quando perdo il contatto col quadro il risultato è caotico. Altrimenti c’è armonia totale, un rapporto naturale di dare e avere, e il quadro riesce”. Così scriveva Jackson Pollock su un articolo dal titolo “La mia pittura”, apparso sulla rivista “Possibilites” nell’inverno del 1947.
In queste poche righe c’è già il senso della sua nuova, incalzante ricerca, che lo aveva condotto, dopo un lungo e tormentato viaggio tra i sentieri della pittura, all’uso del dripping, all’astrazione totale e alla scelta di lavorare in orizzontale, stendendo tela e telaio al suolo. L’idea dell’immersione tra le maglie del quadro, tra gli strati molteplici di colore, tra i vorticosi movimenti della pittura stessa, aveva in sé il segreto di una procedura complessa, fatta di impulso e di controllo, di istintività e di bilanciamenti, di trasporto e di visione lucida.

Il risultato? Un’armonia esatta, una tensione dinamica, una compiutezza in cui si avverte il fuoco della genesi. Un’alchimia, potremmo dire. Che è creazione della materia aurea, sfida poietica e articolazione linguistica tra elementi da calibrare ed affinare, cercando la mistura ideale.
Alchemy si chiamò uno dei quadri prodotti in quei mesi, intorno all’autunno del 1947. Uno dei primi in cui si poteva leggere chiaramente l’avvenuto passaggio dalla fase surrealista a quella della nuova sperimentazione: così nasceva l’action painting.
Oggi quel quadro, un ammasso di vernici industriali dal peso di 4,6 chili, è tornato a nuova vita. Grazie ad un complesso restauro condotto dal dipartimento di conservazione della Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con gli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Molab-Cnr. Operazione voluta e finanziata dalla Fondazione, a cui la tela appartiene, insieme ad altre preziosissime opere di Pollock.

Jackson Pollock
Jackson Pollock

Fino al prossimo 6 aprile Alchemy è al centro di un one painting show negli spazi della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia: unica protagonista la grande tela, tornata al suo originario splendore, mentre intorno si sviluppa un intelligente percorso di approfondimento, tra immagini e documenti d’archivio – foto, lettere, reperti dello studio di Pollock, come pennelli e barattoli di colore, provenienti dalla Pollock-Krasner House and Study Center di Long Island – oltre a un apparato tecnologico composto da video, riproduzioni in 3D, touch-screen, strumenti interattivi. Assolutamente innovativa la riproduzione tridimensionale di Alchemy, realizzata dal Visual computing lab dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione (Isti-Cnr) di Pisa: “Composto da 80 milioni di triangoli, è stato prodotto e arricchito integrando i dati geometrici con riprese mediante scanner multispettrale”, ha spiegato Roberto Scopigno dell’Isti-Cnr. Un modello fedelissimo, che consente al visitatore un’esplorazione tattile e una comprensione diretta del corpo pittorico.
Mostra immersiva e coinvolgente, per calarsi nell’universo estetico, poetico, linguistico di Jackson Pollock. Stare dentro le cose, dentro le opere, dentro le forme ed il loro caos apparente: l’unico modo che egli stesso conosceva per fare pittura. Lui, parte del quadro, a camminarci intorno e ad orchestrarlo da vicino, eliminando filtri, codici, pennelli, tavolozze e cavalletti. Una rivoluzione alchemica, che cambiò le sorti dell’arte del Novecento.

Helga Marsala

www.guggenheim-venice.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.