Un paesaggio apocalittico, di desolazione e di devastazione. Quello che resta dopo la fine dei tempi: immagine soverchiante e fatale, descritta dal rosso lacca di cime brulle, coperte di fuoco e di cenere. Giacomo Costa, nei tre grandi pannelli esposti da CUBO – Centro Unipol Bologna, dà vita a uno dei suoi landscape artificiali, in apparenza fotografie manipolate, in realtà elaborazioni integralmente digitali, ottenute grazie a raffinati software.
Traces riprende il tema catastrofico, ricorrente nella ricerca dell’artista toscano, legato a riflessioni sui destini del Pianeta, tra sfruttamento ambientale, accelerazione spasmodica del progresso, rottura degli equilibri dell’ecosistema. Una condizione di precarietà e di lenta deriva, che scatena nell’immaginazione di Costa visioni monumentali e tragiche, nel loro scintillante sapore scenografico, di fiction o di sogno. Quasi come un oracolo, o un estremo monito in forma di allucinazione, il trittico descrive il crollo di un’utopia – quella di una linea progressiva della storia, felicemente condotta da scienza e tecnica – e dà un volto all’apocalisse tanto temuta, narrata da mitologie bibliche, suggestioni new age, millenarie teorie cosmologiche, scenari fantascientifici.

Assente la figura umana, ma anche l’architettura. Unica presenza aliena, tra le rocce bollenti, è una tortuosa muraglia di pietra, che vista dall’alto svela il segreto nascosto nell’immagine: un muro di parole, stagliate contro il cielo plumbeo, piantate nella terra e strette come un vortice tutt’intorno alle montagne. Sono le “tracce” lasciate dall’uomo prima del collasso: segni di una civiltà ormai estinta, lasciati come granitico testamento. Indecifrabili per eventuali forme di vita future, le lettere contengono secoli di storia e di battaglie. Liberté, egalité, fraternitè, il motto della Rivoluzione francese, è scolpito in tante lingue diverse,  a evocare il senso di una sfida perduta. È l’idea persistente, e sempre mancata, di una trasformazione radicale, di un capovolgimento del sistema, di una liberazione che preluda a un tempo nuovo e migliore. Di questo spirito, nella visione di Giacomo Costa, resta una traccia immaginaria. Sospesa nel vuoto di un fallimento presagito.

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Helga Marsala

Giacomo Costa, “Traces”
CUBO, Centro Unipol Bologna | Spazio Arte
Piazza Vieira de Mello 3, Bologna
fino al 12 aprile 2014
www.cubounipol.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d’arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo, fino al 2010, come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la testata culturale Artribune, dove ancora oggi lavora come editorialista, collaborando col team di direzione e operando come curatrice e project manager nel nuovo comparto aziendale Artribune Produzioni. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica, politica, costume, comunicazione, attualità e linguaggi creativi contemporanei. Presso Riso Museo d’Arte contemporanea della Sicilia è stata curatrice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti, prevalentemente presso spazi pubblici italiani, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. È stata membro di commissioni e giurie per premi/residenze d’ambito nazionale, riservati ad artisti. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.