Nella sua prima vita faceva il violinista, suonando in un quartetto d’archi. Poi, a un certo punto, Josep Molina cambia rotta. Folgorato sulla via delle arti visive, il giovane musicista spagnolo si reinventa art director e fonda la Molina Visuals. Ma senza dimenticare la passione originaria per le note. Anzi, è proprio su quella che costruisce una specificità creativa, assolutamente unica. Foto, video, progetti multimediali e siti web vengono elaborati dal suo studio per rispondere a una missione precisa: dare un volto e un’immagine alla musica. In altre parole: studiare concept visivi di svariata natura, con cui raccontare le suggestioni della grande produzione classica e il genio dei migliori interpreti internazionali. Mondi apparentemente distanti, quello della ricerca artistica contemporanea e quello della tradizione concertistica: eppure, tra spartiti, pennelli, pianoforti, telecamere, set fotografici, archi, fiati e palcoscenici, il mix funziona eccome.

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Ecco così il celebre e pluripremiato Quatuor Diotima tramutarsi in una tela umana, affidata all’estro informale di Molina: memorie pollockiane, con un dripping multicolore, in una performance che immortala i quattro suonatori – coi loro impeccabili completi bianchi – in forma di opere d’arte viventi.

Oppure c’è il tenore americano Bejun Mehta, di cui Molina ha illustrato il booklet dell’album Che Puro Ciel, un compendio di arie del periodo a cavallo tra Barocco e Neoclassicismo. Nei panni di un cicisbeo settecentesco, con i suoi velluti, i broccati e il volto incipriato, il cantante è ritratto nell’istante in cui si disfa di make up e parrucca, riscoprendo un’immagine nuova di sé.
Lirico, romantico e un po’ new age il video dedicato alla violinista Anne Akiko Meyers. Persa in un paesaggio incontaminato, la novella Euterpe emerge dalle acque col suo violino, accarezzata da piogge di petali e coltri di nebbia, sulle note fluide di un incantevole Vivaldi.

E ancora un film sul Cuarteto Quiroga che interpreta dei brani di Giovanni Sollima, opera vincitrice del primo premio al Festival de Pasqua de Cervera nel 2012. Un’esibizione come un viaggio mentale, nel buio di un teatro onirico rotto da una lampadina accesa, tra vertigini armoniche e improvvise corse in riva al mare, nel sole, in mezzo ai boschi. Visioni sonore, come fantastiche partiture per gli occhi.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d’arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo, fino al 2010, come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la testata culturale Artribune, dove ancora oggi lavora come editorialista, collaborando col team di direzione e operando come curatrice e project manager nel nuovo comparto aziendale Artribune Produzioni. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica, politica, costume, comunicazione, attualità e linguaggi creativi contemporanei. Presso Riso Museo d’Arte contemporanea della Sicilia è stata curatrice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti, prevalentemente presso spazi pubblici italiani, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. È stata membro di commissioni e giurie per premi/residenze d’ambito nazionale, riservati ad artisti. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.