La vita in digitale. A Digitallife a Roma

Macro – La Pelanda, Roma – fino al 27 novembre 2016. Tra suoni ed effetti visivi nel museo capitolino prende vita una mostra che pone sotto la lente di ingrandimento il mondo digitale. Interpretato in chiave creativa.

None, Deep Dream_Act II - Digitalife 2016 - photo credits Cristina Vatielli
None, Deep Dream_Act II - Digitalife 2016 - photo credits Cristina Vatielli

SPAZIO ALL’INTERATTIVITÀ
“Less is more”, slogan dell’architettura razionalista e poi minimalista, potrebbe essere il leitmotiv della mostra Digitalife: Immersive Exhibit, parte integrante della rassegna Romaeuropa Festival di quest’anno. Curata da Richard Castelli, esperto di arte digitale, riunisce pochissime opere, ma scelte privilegiando lavori che cercano di “oggettivare” e de-virtualizzare l’opera digitale, secondo una linea emergente fra le ultime tendenze.
Kurt Hentschläger (dello storico duo Granular Synthesis) propone ZEE, un viaggio nella “non visione”, in una fitta nebbia dove l’immaginazione è però stimolata da rapidi effetti luminosi stroboscopici e da una musica-suono che ha improvvise sequenze di allarme. L’installazione gode di un’esistenza totalmente percettiva, tutto avviene nella testa del pubblico, tutto è affidato alle sue percezioni. La chiave del lavoro di Hentschläger è ancora oggi un’intelligente e sofisticata rilettura di alcuni elementi della Club Culture, come suono, eccitazione visiva, trance corporea, ma interrogati sul piano della loro interattività attraverso il “corpo percettivo”, attraverso comunicazioni non schermiche ma immersive. Come quando negli Anni Novanta portava all’estremo le possibilità dell’ascolto di sonorità elettroniche a decibel intollerabili, costringendo parte del pubblico a uscire dal teatro.

Christian Partos, The Sorcerer’s apprentice - Digitalife 2016
Christian Partos, The Sorcerer’s apprentice – Digitalife 2016

ACQUA E 3D
Shiro Takatani, uno dei fondatori del gruppo giapponese Dumb Type (fra i primi a far incontrare new media e performance in una serie di memorabili spettacoli hi-tech/postmodern) presenta, in collaborazione con Richard Castelli, 3D Water Matrix, un affascinante sistema visivo modulabile di una cascata d’acqua nitidamente inscritta in un quadrato. Su questa geometria d’acqua creata da 900 valvole magnetiche dirette da software ideati ad hoc si compongono sinfonie visive e sonore come ST/LL di Takatani e The Sorcerer’s apprentice di Christian Partos. In forma digitalizzata rinasce un’altra grande aspirazione delle avanguardie storiche: utilizzare gli elementi naturali come forma estetica, ridisegnare la natura come linguaggio. I getti d’acqua si dividono e si uniscono, creano forme geometriche o si muovono liberamente, sempre accompagnati dal loro rumore/musica. In un‘epoca in cui l’acqua sta diventando uno dei grandi problemi globali, il lavoro non manca di suggestioni anche in quel senso.

None, Deep Dream_Act II - Digitalife 2016 - photo credits Cristina Vatielli
None, Deep Dream_Act II – Digitalife 2016 – photo credits Cristina Vatielli

ITALIA PROTAGONISTA
Il collettivo romano None (già presente a Digitalife con un bel progetto sull’ecologia) firma, dopo un lungo work in progress, Deep Dream_Act II. Il design dell’opera ha oggi la forma compiuta di un ambiente fatto di specchi con suggestione 3D, dove le immagini sono in continuo, vorticoso passaggio. Il lavoro mette in risalto soprattutto la caratteristica del flusso d’immagini, in modo forse più affascinato che non critico. Ma il meccanismo dello scorrere all’infinito di volti e azioni (dove, volendo, si può inserirsi attraverso Facebook) ha fascino, e i tanti visi inutilmente sorridenti dei social network scorrono all’infinito, verso la scomparsa. Si parla sempre di limiti della ricerca digitale in Italia. Ed ecco invece il laboratorio Percro, della scuola superiore Sant’Anna dell’Università di Pisa, presentare una serie di ipotesi di robot per l’aiuto agli anziani, per l’aiuto domestico, per l’aiuto alle persone malate. Quest’ultima proposta, quella del digitale a scopo sociale, chiude giustamente la rassegna. I dispositivi sono importanti e offrono la possibilità di intervenire sul corpo modificato dall’età. Se il digitale è necessario come “espressione”, non vuol dire che esso non debba affrontare le sue grandi potenzialità sul piano sociale.

Lorenzo Taiuti

Roma // fino al 27 novembre 2016
Digitalife: Immersive Exhibit
a cura di Richard Castelli
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani 4
06 0608
[email protected]
www.museomacro.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56574/digitalife-2016

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).