Alle radici del linguaggio. Tre artisti a Verona

La Giarina, Verona – fino al 30 giugno 2016. Spacagna, Dupuy e Heidsieck, in dialogo per ampliare e decostruire le potenzialità del linguaggio. Con una performance inaugurale che testimonia l’ancor viva attualità di opere nate dal subbuglio degli Anni Ottanta, tra Lettrismo, Fluxus e Poesia Sonora.

Jacques Spacagna, Senza Titolo, 1989
Jacques Spacagna, Senza Titolo, 1989

Si potrebbe dire che il minimo comune denominatore della nuova mostra alla Giarina è il linguaggio. Osservazione corretta, almeno in principio, ma poi contraddetta dalle opere stesse, che scavano alla ricerca di “denominatori” ancora più profondi. Nelle tele di Jacques Spacagna (Parigi, 1936-1990), la sperimentazione lettrista trova sintesi e superamento nella ri-definizione di un alfabeto pre-linguistico, colmo di potenzialità grafiche e cromatiche. Nelle opere di Jean Dupuy (Moulins, 1925) è poi tutta la giocosità Fluxus, che si richiama a strutture pre-logiche per irridere (e irraggiare) il linguaggio. Con Bernard Heidsieck (Parigi, 1928-2014), infine, la parola diviene solo un ingrediente per più complesse “partiture”, volte a far collassare tecnologia e ancestralità nella pura sonorità. Il dialogo tra le opere è orchestrato da Luigi Meneghelli, che focalizza la selezione sulla fine degli Anni Ottanta, senza però adagiarsi sul già storicizzato. A testimoniarlo, la performance di Mauro Dal Fior, che ha ridonato vita a uno dei poemi più attuali di Heidsieck, Vaduz.

Simone Rebora

Verona // fino al 30 giugno 2016
Sonata a tre
a cura di Luigi Meneghelli
artisti: Bernard Heidsieck, Jacques Spacagna, Jean Dupuy, Mauro Dal Fior
LA GIARINA
Via Interrato Acqua Morta 82
045 8032316
[email protected]
www.lagiarina.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/53003/sonata-a-tre/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.