La street art va in mostra a Roma. Con Banksy

Palazzo Cipolla, Roma – fino al 4 settembre 2016. La più grande mostra su Banksy non si sostituisce alla strada. Più di 150 opere private rappresentano con disarmante umorismo i conflitti e le contraddizioni della contemporaneità.

Banksy, Trolley hunters, 2006
Banksy, Trolley hunters, 2006

STREET ART AL MUSEO
Mi piace pensare di avere il coraggio di far sentire la mia voce in forma anonima in una democrazia occidentale ed esigere quelle cose in cui nessun altro crede – come la pace e la giustizia e la libertà”.  Finisce così, ma potrebbe meglio iniziare, con questa citazione e un autoritratto che mostra solo gli occhi, anzi gli occhiali di Banksy, Guerra, Capitalismo & Libertà, la più grande mostra finora allestita sullo street artist britannico.
Il progetto della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, in collaborazione con la premiata ditta 999 Conteporary di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, già protagonisti della rinascita di Roma all’insegna della Street Art (e che dell’esposizione sono anche i curatori insieme al gallerista Acoris Andipa), porta a Roma, a Palazzo Cipolla, oltre 150 opere del più famoso artista urbano al mondo, tutte provenienti da collezioni private – e nessuna strappata alla strada, come sottolineato in contrapposizione con la recente mostra bolognese che invece della sottrazione di opere al muro ha fatto un discutibile, e molto discusso, punto di forza.

Banksy, Applause, 2006
Banksy, Applause, 2006

CAPITALISMO NEL MIRINO
Il percorso ruota attorno a un’agorà che del capitalismo fa una critica irresistibilmente sarcastica. Il primo a evidenziare le contraddizioni di un’arte tra le più quotate sul mercato, e che sbeffeggia il mercato stesso, è Banksy in Morons, scena di un’asta in cui dei cretini comprano un’opera che dà loro dei cretini. Superata questa necessaria premessa, è il consumismo la vittima dell’umorismo dell’artista, che da una parte rappresenta una vera e propria caccia al carrello della spesa, e dall’altra omaggia con Kate Moss novella Marilyn l’altro grande – e ambiguo – critico dell’etica ed estetica del consumo: Andy Warhol.
Presenze ricorrenti dell’opera di Banksy sono i bambini, dei quali il contrasto con la violenza del mondo emerge con più risalto. Alcuni di loro sono già schiavi del possesso, come la bimba che abbraccia un televisore. Altri simboleggiano speranza, come i due bambini che in cima a una montagna di armi stringono un palloncino a forma di cuore – anch’esso simbolo amato dall’artista.
Percorrendo le sale dell’ala della “Guerra”, l’ironia di Banksy si fa più acuta, sempre mantenendo uno stretto legame con l’immaginario contemporaneo: se i caccia esigono un applauso come a un talk show decollando da una portaerei, la morte è uno smile che imbraccia la falce. E anche le fotografie che hanno fatto la storia del Novecento sono rivisitate con occhio tragicomico, dalla bambina vietnamita che piange nuda nella mano di McDonald e Topolino, al ragazzo che fermò i carri armati in piazza Tienanmen, con in mano un cartello che indica la strada per un negozio.

Banksy, Love is in the air (flower trower), 2003
Banksy, Love is in the air (flower trower), 2003

CONTRO LA REPRESSIONE
Ma i bambini sono anche protagonisti dell’ala della “Libertà”, sul lato opposto dell’agorà. O meglio, dell’assenza di libertà, di un mondo in cui il divieto e la repressione, spesso esercitati con la volgarità di un poliziotto che mostra il dito medio, rendono impossibile ai bambini perfino giocare con la palla: ma loro se ne infischiano, lanciandosi il cartello che esibisce il divieto. Così come potrebbe essere un autoritratto di Banksy, o un ritratto del suo compagno di graffiti 3D che poi avrebbe fondato i Massive Attack, quel ragazzino, nella tela forse più preziosa della mostra, inginocchiato a pregare per il perdono dopo aver dipinto dentro una finestra che sembra veneziana.
Accanto ai bambini, ci sono le scimmie e i topi. Le prime attendono bramose il giorno in cui potranno vendicarsi sugli umani impugnando lo scettro del Potere. I topi sono invece il simbolo di tutti coloro che, sporchi e perseguitati, attendono qualcuno che dia loro voce. E questi è proprio Banksy. La mostra si conclude con l’ultimo sberleffo dell’artista di Bristol: Exit through the gift shop, che poi è il titolo di un suo film quasi premio Oscar, scritto su un quadro antico. C’è sempre un contrasto, un conflitto, una lotta nelle opere di Banksy, ma sono sempre armi di concetto. Non c’è nulla di più rivoluzionario di un contestatore che lancia un mazzo di fiori.

Marco D’Egidio

Roma // fino al 4 settembre 2016
Banksy – Guerra, Capitalismo & Libertà
a cura di Stefano Antonelli, Francesca Mezzano e Acoris Andipa
FONDAZIONE ROMA MUSEO – PALAZZO CIPOLLA
Via del Corso 320
06 6786209
[email protected]
www.fondazioneromamuseo.it
www.warcapitalismandliberty.org
www.fondazioneterzopilastro.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/53747/banksy-war-capitalism-liberty/

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Marco D'Egidio
Ingegnere civile con la passione dell'arte e del cinema, scrive recensioni per Artribune da quando la rivista è stata fondata. Nel frattempo, ha recensito anche per Giudizio Universale e pubblicato qualche editoriale sul sito T-Mag. Sempre a tempo perso, tiene un blog sull'Huffington Post, dove segue i temi dell'attualità politica (ma pure dell'attualità in generale). Nato a Cremona nel 1984, vive e lavora a Roma. Quando può, viaggia.