Mantova. Stefano Arienti allestitore a Palazzo Te

Tanti sono ormai gli artisti impegnati in progetti curatoriali. A Palazzo Te, Stefano Arienti agisce da allestitore, non da curatore. L’artista ha colto al volo una possibilità che Mantova gli ha offerto: lavorare su un patrimonio in magazzino, frutto di donazioni, fatto di opere che vanno dai primi del Novecento ai giorni nostri.

Quadri da un’esposizione - Palazzo Te, Mantova 2016 - photo Gian Maria Pontiroli
Quadri da un’esposizione - Palazzo Te, Mantova 2016 - photo Gian Maria Pontiroli

ARIENTI CONTRO IL WHITE CUBE
Stefano Arienti (Asola, 1961) ha preso spunto dalle quadrerie ottocentesche per rendere fruibili tante opere fino a oggi nascoste. Lo ha fatto in una modalità distante anni luce dalla logica del white cube, che prevale nettamente nella museologia contemporanea e nei criteri espositivi in genere. Alla quantità notevole di opere di tipologie e periodi diversi, Arienti ha risposto con una soluzione gioiosa e per niente imbarazzata, mettendo in atto una proposta che è in linea con il suo particolare approccio alla creazione artistica.
L’artista ha sempre esplorato le possibilità dell’universo esistente, quotidiano. Non fa altro che scoprire e prendere spunti in ciò che ci circonda per poi variare e comporre. Si è avvalso in prevalenza di materiali cartacei, già ricchi di forme e immagini legate a una produzione seriale, per apportare leggere modifiche, inversioni o trasformazioni evidenti. In generale il contingente per l’artista è ricco di opportunità, può sempre riservare sorprese. L’abilità sta nel coglierle.

Quadri da un’esposizione - Palazzo Te, Mantova 2016 - photo Gian Maria Pontiroli
Quadri da un’esposizione – Palazzo Te, Mantova 2016 – photo Gian Maria Pontiroli

QUADRI STORTI ALLE PARETI
Nella mostra a Mantova, la materia di base è già ricca di artisticità, dotata di senso e forma proprie, di identità autoriali. Tale materia è stata temporaneamente adottata dall’artista, che ha realizzato un percorso espositivo dove le opere, nel disporsi numerose allo sguardo del visitatore, si muovono secondo linee inusuali.
Si va dalle pareti corrispondenti alle donazioni Vindizio Nodari Pesenti e Domenico Pesenti, abbastanza compatte, con quadri disposti in maniera moderatamente libera, a pareti estremamente fluide con una disposizione curvilinea, diagonale, figurale. Del giusto esporre non si rispettano i canoni, si infrangono le regole. In primis si rompe un tabu: il quadro non viene appeso perfettamente orizzontale, in parallelo rispetto al pavimento.

Quadri da un’esposizione - Palazzo Te, Mantova 2016 - photo Gian Maria Pontiroli
Quadri da un’esposizione – Palazzo Te, Mantova 2016 – photo Gian Maria Pontiroli

UNA GUIDA E L’ESORDIO A MUSEION
Da segnalare è una guida alla mostra, in cui di ogni opera si trovano autore, anno, tecnica, con pagine disegnate da Arienti che schematicamente riproducono le pareti.
In effetti, non vediamo per la prima volta l’artista impegnato alle prese con una collezione pubblica. Nel 2010, insieme a Massimo Bartolini, aveva svelato le opere custodite dal Museion di Bolzano, una raccolta più organica rispetto a quella mantovana e proposta come quando si accoglie un ricercatore in un area riservata, nei magazzini di un museo.

Giulio Ciavoliello

Mantova // fino al 26 giugno 2016
Quadri da un’esposizione. Stefano Arienti interpreta l’arte a Mantova nel Novecento
PALAZZO TE
Viale Te 13
0376 323266
pa[email protected]
www.palazzote.it
www.mantova2016.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53041/quadri-da-unesposizione/

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Giulio Ciavoliello
Giulio Ciavoliello scrive di arte contemporanea e ha curato mostre. Ha fondato e diretto Artshow, guida a mostre e musei (1986­2011), ha fondato e diretto Combo, rivista d'arte contemporanea (2007­2008). Ha pubblicato “Dagli '80 in poi. Il mondo dell'arte contemporanea in Italia” (Artshow edizioni­Juliet editrice, Milano­Trieste 2005). Ha curato “Francesco Bonami, La sabbia e il gorgoglio, Scritti 1993­2002” (Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2003). Insegna Storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Brera-Milano.

2 COMMENTS

  1. No questa si un ottima idea per far interagire il pubblico con la critica , basta con i soliti dipinti Ben incorniciate ed appesi come manichini senza vita. l’opera d’arte deve parlare allo spettatore no demolire il preconcetto del no , come l’architettura che definì con il cemento l’idea del Brutalismo . Se vai a visitare a Cannes lo studio del maestro Ben Vautier lui appende le sue opere in qualsiasi posto specie fuori all’aperto e sotto la pioggia. Comment by Prof.Scaligero

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