Un premio per la fotografia. A Modena

Fondazione Fotografia, Modena – fino all’8 maggio 2016. La prima edizione del Premio Internazionale della Fotografia premia un’accezione identitaria che denuncia la difficile verità del popolo sudafricano, con uno sguardo intenso dettato da una solitudine silenziosa connaturata al dialogo con la macchina fotografica. La risposta under 40 è una ricerca sul vuoto che circonda inesorabilmente il paesaggio alpino e che corrisponde alla perdita di un riferimento culturale.

Santu Mofokeng, Comrade-Sister, White City Jabavu, 1985 ca. - dalla serie Townships - © The Santu Mofokeng Foundation - Images courtesy Lunetta Bartz, MAKER, Johannesburg
Santu Mofokeng, Comrade-Sister, White City Jabavu, 1985 ca. - dalla serie Townships - © The Santu Mofokeng Foundation - Images courtesy Lunetta Bartz, MAKER, Johannesburg

IL SUD AFRICA DI MOFOKENG
Per una creatività totalmente aperta, che non si riferisce a un soggetto specifico ma ruota attorno al tema dell’affermazione di un’identità, per non aver ceduto mai a compromessi e aver documentato la realtà sudafricana dai tempi dell’Apartheid a oggi, ruotando attorno al tema dell’identità nera e dell’integrazione tra comunità.
Questa in sintesi la motivazione della giuria del Premio Internazionale per la Fotografia presieduta da Filippo Maggia che ha decretato il vincitore della prima edizione del concorso dedicata al tema dell’identità, il sudafricano Santu Mofokeng (Johannesburg, 1956) che, nella sua personale al Foro Boario, mostra una fotografia testimonianza della collera, della lotta e dell’impegno politico degli Anni Ottanta. Mofokeng fotografa la realtà in bianco e nero come fosse uno scrittore, pensando per parole invece che per immagini, testimone di una condizione fin troppo taciuta in passato, senza avere mai il ritmo del fotoreportage ma seguendo un istinto interiore riflessivo come traspare dalle serie di lavori in mostra.

Santu Mofokeng, Lady #4, Orlando East, Soweto, 2002 - dalla serie Billboards - © The Santu Mofokeng Foundation - Images courtesy Lunetta Bartz, MAKER, Johannesburg
Santu Mofokeng, Lady #4, Orlando East, Soweto, 2002 – dalla serie Billboards – © The Santu Mofokeng Foundation – Images courtesy Lunetta Bartz, MAKER, Johannesburg

UN PROGETTO INTENSO
Per citare alcune serie, nelle Townships si ritrovano le aree urbane abitate da neri, sobborghi a cui il fotografo si è dedicato per quasi dodici anni, descrivendo condizioni di vita a volte inumane e svariate forme di aggregazione. I cartelloni pubblicitari sono i protagonisti della serie più recente, Billboards, che nel paesaggio sconfinato delle town sudafricane diventano icone di una politica e di una economia in netto contrasto con la verità del posto, una sorta di inquinamento visivo. Toccante è la visione delle case vuote dei bambini orfani di genitori malati di Aids, le Child-headed households, che Mofokeng sceglie deliberatamente di ritrarre come rappresentazione non stereotipata di un dolore, così come nella serie Train church racconta la quotidianità di un vagone ferroviario tra spiritualità e pendolarismo.
Decisamente evocativi sono i lavori raccolti in Chasing shadows, fotografie scattate nelle grotte di Motouleng e Manspopa e in altri luoghi di pellegrinaggio considerati sacri insieme alle ombre, alle anime e alle presenze che vi abitano. Spicca tra i tanti il progetto di ricerca The black photo album/Look at me 1890 -1950, un enorme archivio composto dalle fotografie private che famiglie operaie e medio borghesi di colore si facevano scattare in quegli anni, donate poi al fotografo, accompagnate da testi che riportano alla loro condizione e agli usi e costumi di quel periodo.

Alessio Zemoz, Lo Vaco - Il Vuoto, 2012-14 - courtesy l’artista
Alessio Zemoz, Lo Vaco – Il Vuoto, 2012-14 – courtesy l’artista

UN PREMIO UNDER 40
La giuria ha premiato anche un vincitore under 40, Alessio Zemoz (Aosta, 1985), lo scorso anno vincitore della residenza d’artista livornese del Premio Combat Prize, la cui personale si è rivelata una piacevole sorpresa, con una interessantissima indagine antropologica sui paesaggi abbandonati della Val d’Aosta, Lo vaco – il vuoto.
Le sue fotografie, che entreranno nelle collezioni modenesi, evidenziano la relazione tra spazi vuoti del paesaggio e fotografie di famiglia in un contesto abitativo. Terreni incolti e abbandonati, con la loro esistenza ingombrante, testimoniano il vuoto lasciato da una cultura millenaria, oramai perduta a causa di una globalizzazione selvaggia.

Francesca Baboni

Modena // fino all’8 maggio 2016
Santu Mofokeng – A silent solitude
a cura di Simon Njami
Catalogo Skira
Alessio Zemoz – Lo vaco / Il vuoto
a cura di Christine Frisinghelli
FORO BOARIO
Via Bono da Nonantola 2
059 224418
[email protected]
www.fondazionefotografia.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/51489/premio-internazionale-per-la-fotografia-2016/

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Francesca Baboni
Francesca Baboni vive a Correggio (Re). Laureata in Lettere Classiche con indirizzo storico-artistico all'Università di Bologna, è critico d'arte, storico dell'arte e curatrice indipendente. Da diversi anni cura per spazi privati ed istituzionali mostre personali e collettive di artisti contemporanei, con un'attenzione particolare alla pittura e alla fotografia. Collabora con il Centro Studi Correggio Art Home dedicato al pittore Antonio Allegri detto Il Correggio per conferenze, ricerche e visite guidate, ed è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Il Correggio, che ne gestisce l'attività.