Oltre il limite. Sul bordo di Venezia

Galleria Massimodeluca, Venezia – fino al 28 maggio 2016. Nuovo appuntamento con l’arte contemporanea presso la galleria mestrina. Stavolta lo sguardo è puntato su un dialogo sottile e avvolgente, quello tra il limite e il suo superamento. In una fitta trama di rimandi e distanze, contrasti e similitudini.

Elisa Strinna, The Sky Beholder (Ojo estelar – Immersione della bottiglia di Klein), 2016, cemento, 43 x 48 x 17 cm, courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca, photo credit Fabio Bettin
Elisa Strinna, The Sky Beholder (Ojo estelar – Immersione della bottiglia di Klein), 2016, cemento, 43 x 48 x 17 cm, courtesy l'artista e Galleria Massimodeluca, photo credit Fabio Bettin

Esistono limiti dichiarati e concreti, in grado di lasciare tracce ben visibili sulla pelle della quotidianità, e limiti mutevoli, capaci di modificare la propria forma, aggrappandosi all’occhio di chi osserva. If I were you, I’d call me Us, la prima tappa di un progetto destinato a evolversi nel tempo, combina molteplici gradi di limitazione, coniugati secondo linguaggi e registri differenti. Incontrati da Elisa Strinna durante il suo percorso artistico, i protagonisti della mostra danno vita a un dialogo organico, in cui la voce di ognuno si armonizza all’effetto d’insieme. Il limite, volutamente superabile, imposto dall’opera sospesa di Manuel Scano introduce a un limite fisico ed emotivo come la cecità, interpretato con grazia da Giovanni Giaretta attraverso un video e l’evocazione di due specchi senza riflesso. La privazione esperienziale risuona anche nella performance e nell’installazione di Kiyoto Koseki, al pari di quanto accade nell’invito, solo in apparenza ludico, di Jakob & Manila a fare a meno di gesti ormai automatici come parlare o criticare. E se il limite spaziale fra la terra e le costellazioni può essere oltrepassato dalle antichi superfici specchianti citate dalla Strinna, il simbolico gesto di rimuovere, una a una, le pietre di una cava, compiuto da Shadi Harouni e le architetture mai viste, eppure stilizzate, di Ludovica Carbotta diventano plausibili. Trasformando il limite in una possibilità e la distanza fra il proprio io e quello dell’altro in una risorsa.

Arianna Testino

Venezia // fino al 28 maggio 2016
If I were you, I’d call me Us
un progetto di Elisa Strinna ed Elena Forin
artisti: Ludovica Carbotta, Giovanni Giaretta, Shadi Harouni, Jakob & Manila, Kiyoto Koseki, Manuel Scano, Elisa Strinna
MASSIMODELUCA
Via Torino 105q
338 7370628
[email protected]
www.massimodeluca.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/luogo/10621/galleria-massimodeluca/conclusi/3/

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.