Un dialogo a tre attorno alla scultura. A Milano

Renata Fabbri Arte Contemporanea, Milano – fino al 23 gennaio 2016. Una stringente riflessione attorno ai modi e ai metodi della scultura, con tre nomi sintomatici del panorama italiano. Tre generazioni diverse con lati in comune. In una mostra che propone anche opere inedite.

Eliseo Mattiacci, Dinamica Verticale, 2013 - courtesy Renata Fabbri
Eliseo Mattiacci, Dinamica Verticale, 2013 - courtesy Renata Fabbri

UN DIALOGO A TRE
È all’insegna di un dialogo consapevole e partecipato la mostra alla Galleria Renata Fabbri. Un dialogo a tre: Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940), Nunzio (Cagnano Amiterno, 1954) e Giovanni Termini (Assoro, 1972), naturalmente all’insegna di una riflessione dilatata sulla scultura e sulle sue medesime norme statutarie, anche grazie al coinvolgimento attivo dei tre artisti, che hanno collaborato in prima persona all’allestimento della mostra curata da Federico Sardella. È il primo di una serie di appuntamenti che la gallerista ha deciso di dedicare alle varie declinazioni della scultura e in un certo senso un’attenzione a questo medium è già emersa con convinzione nella scorsa stagione, quando ha ospitato una riuscita mostra di Hidetoshi Nagasawa, con i suoi Sette anelli.

MATTIACCI, IL PADRE NOBILE
Tempo globale, una grande opera degli Anni Novanta di Eliseo Mattiacci, padre nobile della scultura italiana, troppo spesso trascurato nelle ricognizioni recenti di carattere storiografico, unisce idealmente il primo ambiente della galleria, in cui sono in mostra anche una sua piccola carta del ciclo Dechirages, un lavoro a parete – in piombo, come altre sue opere installate in un altro ambiente – di Nunzio e un’opera in ferro e neon di Giovanni Termini.
È il più giovane del trio, che ha ereditato dai due artisti un aspetto sostanziale del fare scultura, ovvero la relazione intrinseca tra materia e spazio, la sottile connessione tra forma e ambiente, già ampiamente praticata negli ultimi anni in diversi spazi pubblici e privati. Posizionata in uno studiato lato dello spazio, Stretta all’angolo – questo il titolo dell’opera realizzata negli ultimi mesi – è un asse che però perde la sua rigida verticalità per contorcersi, tentando una riappropriazione dell’ambiente circostante con una lievità proverbiale, complice anche il neon che la avvolge con prestante convinzione.

Giovanni Termini, Stretta all'angolo, 2015 - courtesy Renata Fabbri
Giovanni Termini, Stretta all’angolo, 2015 – courtesy Renata Fabbri

DUELLI NELLO SPAZIO
Nel secondo ambiente si intesse un duello tra l’estremo rigore della colonna in legno combusto di Nunzio, con i suoi monocromatismi neri che favoriscono l’ascesi simbolica e totemica dell’opera di uno dei grandi scultori italiani della contemporaneità. Di fronte è installato un cemento a parete di Termini: materiale dall’alto tasso simbolico, è un repertorio di strati, brandello di un ipotetico scenario metropolitano di cui l’artista rintraccia reliquie di segni e strati cromatici sintomatici.
Nel piano interrato, tra le altre opere, c’è un piccolo lavoro di Mattiacci – Dinamica verticale, medesimo titolo della sua personale a Pesaro di qualche anno fa –, un’elica navale rimaneggiata, reperto di una memoria attiva e potenzialmente inespressa, come rivela anche il titolo.

Lorenzo Madaro

Milano // fino al 23 gennaio 2016
Scultura # 1 – Mattiacci Nunzio Termini
a cura di Federico Sardella

RENATA FABBRI
Via Stoppani 15c
02 91477463
[email protected]
www.renatafabbri.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/49834/scultura-1-mattiacci-nunzio-termini/

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.