Ferrara. Tre anni con Giorgio de Chirico

Palazzo dei Diamanti, Ferrara – fino al 28 febbraio 2016. Gli anni della Grande Guerra sono anche gli anni trascorsi da Giorgio de Chirico a Ferrara. Metafisico lo era già da tempo, ma la città emiliana, quieta e silenziosa allora come oggi, offrì al pittore ispirazioni profonde e luoghi dove poter dipingere. La mostra racconta questo triennio, con completezza e rigore.

Giorgio de Chirico, I progetti della ragazza, fine 1915 - New York, Museum of Modern Art - © 2015. Digital image
Giorgio de Chirico, I progetti della ragazza, fine 1915 - New York, Museum of Modern Art - © 2015. Digital image

DE CHIRICO, LA GUERRA E FERRARA
Ettore e Andromaca (1917) di Giorgio de Chirico (Volo, 1888 – Roma, 1978) è senza dubbio un’icona del primo Novecento italiano. Entrambi manichini, lui è un soldato chiamato a partecipare alla Prima guerra mondiale, china la testa e dallo sguardo sintetico trapela tutta l’angoscia della partenza. Lei, la fidanzata che lo aspetterà invano, si protende verso di lui, in cerca di protezione e affetto; sullo sfondo volumi essenziali, che sono simboli urbani. Il dipinto è esposto nell’ultima sala della mostra De Chirico a Ferrara. Metafisica e Avanguardie e riassume l’esperienza emiliana del pittore, confinato tra le nebbie e lontano dal fronte perché non abile a combattere, ma presente a un conflitto – odiato – con incarichi amministrativi.
In seguito, a proposito di questa fase vissuta tra l’impegno bellico e la riflessione sugli oggetti, l’artista dichiarò: “La grande pazzia, che è appunto quella che non appare a tutti, esisterà sempre e continuerà a gesticolare e a far dei segni dietro il paravento inesorabile della materia”.
De Chirico tuttavia non era certo un cuor di leone: nel 1917 il suo animo sensibile lo condusse a un aggravamento dello “spleen” di cui già soffriva e venne ricoverato a Villa del Seminario, dove si trovò a condividere una tranquilla vita ospedaliera con Carlo Carrà, anche lui ricoverato per nevrosi di guerra. Nacque un sodalizio che spinse Carrà a superare il Futurismo e a “imitare” le opere di De Chirico e nelle sale, di fronte alle loro opere, pare proprio di partecipare ai dialoghi tra i due artisti, a intravederli al lavoro in un confronto serrato e stimolante.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1918 - Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani Rocca - © by SIAE 2015
Giorgio Morandi, Natura morta, 1918 – Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani Rocca – © by SIAE 2015

METAFISICA E DINTORNI
Ma la clinica non fu il solo luogo di Ferrara ad aver colpito De Chirico: la poderosa mole del Castello Estense, gli stabilimenti industriali, i dolcetti tipici delle pasticcerie del ghetto ebraico compaiono ripetutamente nelle piccole tele che potevano essere dipinte ovunque, senza bisogno di un atelier: “È la città del terribile Worbas, la città delle cento meraviglie, dei manicomi infantili, del ghetto misterioso e della cannabis marcescente che spande effluvi di pazzia nel vento della pianura”, scrive Paolo Baldacci a proposito di una Ferrara che il pittore poté scoprire grazie a un giovanissimo de Pisis, che lo adorava e lo chiamava “Giorgino”.
Il percorso della mostra approfondisce alcuni temi particolarmente emblematici, come quello dell’occhio o del quadro nel quadro, e si completa con altri esponenti che si sono avvicinati alla Metafisica – Giorgio Morandi, ad esempio – e con ciò che accadde dopo.
Conclusa la guerra, l’influenza di de Chirico sulle avanguardie europee è testimoniata dalla rivista Valori Plastici, per poi confluire negli elementi fondanti della Nuova Oggettività. Nelle sale, per non dimenticare mai il punto focale di questo viaggio dechirichiano, si stagliano gigantografie retroilluminate di fotografie Alinari, che ritraggono la Ferrara d’inizio Novecento.

De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie - veduta della mostra presso Palazzo dei Diamanti, Ferrara 2015
De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie – veduta della mostra presso Palazzo dei Diamanti, Ferrara 2015

UNA MOSTRA COMPLETA
Se è vero che la pittura metafisica è stata uno dei contributi italiani più importanti all’arte europea del primo ventennio del XX secolo, la mostra di Palazzo dei Diamanti ha il pregio di ricostruirne con completezza quasi assoluta – un dipinto non ha potuto essere prestato a causa di un cambio di data; su altri due prestiti negati, da collezioni private, i curatori preferiscono sorvolare, ma non tacere del tutto – la vicenda di tre anni certamente complessi e dolorosi, ma che hanno convogliato energie e nuove espressioni in una piccola città di provincia dal glorioso passato.

Marta Santacatterina

Ferrara // fino al 28 febbraio 2016
De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie
a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos
PALAZZO DEI DIAMANTI
0532 244949
[email protected]
www.palazzodiamanti.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49486/de-chirico-a-ferrara-metafisica-e-avanguardie/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.