Ai Weiwei. Poesia monumentale e denuncia

“La creatività è il potere di rigettare il passato, di cambiare lo status quo e di cercare un nuovo potenziale “. In questo statement di Ai Weiwei si racchiude un’opera e una mostra che – al di là delle tante polemiche – permette di avere uno sguardo disincantato sulla Cina. Un Paese che ancora imprigiona chi si permette di dire la sua. Siamo andati a vedere la grande retrospettiva alla Royal Academy of Arts di Londra.

Ai Weiwei, Grapes, 2010
Ai Weiwei, Grapes, 2010

MONUMENTALE AI WEIWEI
Un’arte tanto potente da mettere in discussione il passato di un intero Paese, denunciare uno scomodo presente e dare la forza di cercare un futuro migliore. Un’arte così la si trova nella grande personale di Ai Weiwei (Beijing, 1957) alla Royal Academy of Arts di Londra.
Uno dei più importanti e controversi artisti cinesi, che a Londra aveva allestito nel 2011 – nella Turbine Hall della Tate Modern – Sunflower Seeds, cento milioni di semi di girasole in ceramica realizzati a mano, dona nuovamente monumentalità e poeticità ai suoi lavori. A cominciare dalla prima opera al centro del cortile interno della Royal Academy: Tree (2009-10), otto grandi strutture lignee a forma di albero in cui immergersi prima di entrare nell’edificio.

IL RAPPORTO DI AMORE-ODIO CON LA CINA
Il corpus di lavori presenti in mostra è stato creato nello studio dell’artista a Pechino a partire dal 1993, quando Ai Weiwei ritornò in Cina dopo un lungo periodo trascorso a New York.
Sono opere che mostrano la dualità del suo rapporto con il Paese d’origine, sempre teso tra un senso d’appartenenza che viene alla luce con la serie di lavori in ceramica, attraverso le collaborazioni con artisti e artigiani cinesi o con l’uso di oggetti della dinastia Ming, e la rabbia verso quello stesso Paese che lo ha vessato e imprigionato, rabbia che emerge trasformando la ceramica in un elemento di denuncia (Marble Stroller, 2014) o manipolando e distorcendo gli oggetti del suo passato (Grapes, 2010).
Una mente poetica con una gestualità unica e delicata, quella di Ai Weiwei, in grado di far emergere indignazione da ogni suo lavoro, o di creare semplicemente un’opera d’arte dall’alto impatto estetico, che vive solo di significati artistici, e, perché no?, bellissima come l’installazione site specific di un gigantesco candelabro fatto di biciclette appese, o arguta, geniale e squisitamente minimalista come Ton of Tea (2008), una tonnellata di tè compresso in una forma cubica.

Ai Weiwei, Bicycle Chandelier, 2015
Ai Weiwei, Bicycle Chandelier, 2015

IL TERREMOTO IN SICHUAN
A causa delle sue azioni da attivista, l’artista venne arrestato nel 2011 e recluso per mesi, trovando la libertà solamente lo scorso luglio, e facendo di questa mostra londinese parte di una lunga serie di mostre a lui dedicate organizzate in tutto il mondo, la prima che l’artista ha potuto finalmente vedere di persona dopo anni.
L’opera che alla Royal Academy manifesta più a gran voce l’azione da dissidente di Ai Weiwei è senza dubbio l’imponente installazione Straight (2008-12), attraverso la quale l’artista racconta la terribile tragedia del terremoto che distrusse la periferia di Sichuan il 12 maggio 2008.
Ai Weiwei è capace di scuotere le menti e attraversare i cuori, sollevando con la poesia e schiacciando con le allusioni.

Marta Ruffatto

Londra // fino al 13 dicembre 2015
Ai Weiwei
ROYAL ACADEMY OF ARTS
Burlington House – Piccadilly
+44 (0)20 73008000
www.royalacademy.org.uk

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Marta Ruffatto
Marta Ruffatto nasce a Padova nel 1991. Appassionata d’arte fin da piccola, frequenta il liceo artistico destreggiandosi tra colori e pennelli, sognando di diventare la nuova Frida Kahlo. Appurata l’impossibilità del suo umile obiettivo, mette da parte i pennelli per buttarsi a capofitto sulla teoria, iscrivendosi al corso di Storia e Tutela dei Beni Culturali a Padova, destreggiandosi questa volta tra pile di libri dalle pagine ingiallite. Raggiunta la laurea triennale, decide che è finalmente giunto il momento di cambiare prospettiva, e anche città. Schiacciando dentro pochi scatoloni il suo assai modesto guardaroba, si trasferisce a Milano, dove è attualmente iscritta al Biennio Specialistico di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Belle Arti di Brera, per studiare e vivere l’ambiente dell’arte contemporanea milanese.