Giovanni Boldini: non solo fashion

Musei San Domenico, Forlì – fino al 14 giugno 2015. Perché un’altra mostra su Boldini? Perché no, se il pittore è tra “i vincenti”, se l’operazione è impostata con serietà, se la ricerca che la sottende ha dato luogo a nuove connessioni e se vengono esposte opere inedite? A Forlì si ripercorre la lunghissima carriera dell’“italiano a Parigi”, dalla prima stagione al suo oblio.

Giovanni Boldini, Conversazione al caffè, 1879 ca., olio su tavola. Collezione privata
Giovanni Boldini, Conversazione al caffè, 1879 ca., olio su tavola. Collezione privata

Le mostre allestite ai Musei San Domenico, anche quando a prima vista sembrano monografiche, ricostruiscono sempre i contesti. Non solo l’opera di un singolo protagonista ma un taglio in prospettiva che lo mette a contatto con l’ambiente di formazione, con gli artisti del suo milieu, con i committenti e, infine, con gli emuli o con un futuro che prende altre strade.
L’indagine sul primo Novecento prosegue quindi con Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931), una superstar della pittura – di allora come di oggi – che non ha mai smesso di suscitare polemiche e imbarazzi tra la critica e tra i colleghi, in particolare quell’avanguardia che lo disprezzava perché opportunista, ricco a dismisura, conteso dai collezionisti ed espressione di una Belle Époque che si stava rapidamente avviando verso la catastrofe segnata dallo scoppio della Grande Guerra. Conflitto che mise fine anche alla fortuna di Boldini, nonostante sia sopravvissuto molto più a lungo. Il periodo di oscurità sulla sua figura è proseguito fino ai primi Anni Sessanta del Novecento, quando una rassegna curata da Jean Louis Vaudoyer affascinò Carlo Ludovico Ragghianti, che da allora contribuì alla sua riscoperta.

Giovanni Boldini, La Grand Rue à Combes-la-Ville, 1873, olio su tela. Philadelphia, Museum of Art - The Georges W. Elkins Collection, 1924
Giovanni Boldini, La Grand Rue à Combes-la-Ville, 1873, olio su tela. Philadelphia, Museum of Art – The Georges W. Elkins Collection, 1924

Quali, allora, gli aspetti nuovi di Boldini. Lo spettacolo della modernità? Innanzitutto una vasta scelta di opere grafiche di mano del pittore: dai disegni che svelano la sua interpretazione di ogni dettaglio della vita moderna, alle acqueforti la cui tecnica apprese da Degas, e soprattutto agli inediti acquerelli che conservano la freschezza del tratto e della pennellata e dove già emergono le tematiche della pittura dell’artista, dai paesaggi alla bellezza e sensualità delle figure femminili. Altre sezioni sono dedicate agli autoritratti – questi sì, notissimi – e agli amici parigini, dei quali si propongono quasi piccole mostre dentro la mostra. Paul Hellau, autore di “istantanee della grazia femminile” come sancito da Edmond de Goncourt, e Sem (George Goursat), uno dei caricaturisti più ammirati dei primi tre lustri del Novecento.

Giovanni Boldini, La divina in blu, 1905 ca., acquerello su carta. Collezione privata
Giovanni Boldini, La divina in blu, 1905 ca., acquerello su carta. Collezione privata

Se le ricchissime sezioni centrali espongono opere della formazione con i macchiaioli, i suoi primi passi nella Ville Lumière e il formarsi progressivo e convincente di uno stile inimitabile, meritano una segnalazione le ultime due sale. Nella prima Boldini è doverosamente affiancato ad altri pittori: De Nittis, primo a recarsi a Parigi alla ricerca dello chic; Corcos, De Tivoli e Zandomeneghi. Ma nel 1906 un altro italiano giunse a Parigi: si chiamava Amedeo Modigliani – presente qui con Madame Modot del 1918 – e spense, con le sue nuove figure, le luci del “bel mondo” celebrato da Boldini.
Coraggiosa e azzardata infine la sezione C’est un classique: incessante fu il dialogo tra il ferrarese e i ritrattisti del Sei e Settecento e l’accostamento diretto di tele di Boldini ad altre di van Dyck e Goya accende nuove suggestioni e apre ulteriori prospettive di ricerca per poter dire, ancora, altre cose su Giovanni Boldini.

Marta Santacatterina

Forlì // fino al 14 giugno 2015
Boldini. Lo spettacolo della modernità
a cura di Francesca Dini e Fernando Mazzocca
MUSEI DI SAN DOMENICO
Piazza Guido da Montefeltro
[email protected]
www.mostraboldini.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/41892/boldini-lo-spettacolo-della-modernita/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.