I fantasmi total white di Lawrence Carroll. Al Mambo di Bologna

MAMbo, Bologna – fino al 6 aprile 2015. È una pittura di volumi che si compongono per strati, quella di Lawrence Carroll, con le campiture del “suo” bianco che progressivamente nascondono segni e figure. E poi gli oggetti applicati sopra le tele, i dipinti che si fanno tridimensionali e che sfiorano l’installazione.

Lawrence Carroll, Untitled, 2011. Courtesy Galerie Karsten Greve % Galerie Buchmann. Photo Carroll Studio
Lawrence Carroll, Untitled, 2011. Courtesy Galerie Karsten Greve % Galerie Buchmann. Photo Carroll Studio

I punti metallici sono cuciture che ricompongono gli strappi della tela, sono ciò che lega un mosaico quasi incolore sul quale si sovrappongono gli oggetti come tracce di una memoria chda conservare: mani in cera, assemblaggi che sembrano sedie sghembe o aquiloni troppo pesanti per volare, adagiati sulla superficie. Ma anche le scarpe con i loro lacci, le lampadine e gli stracci di tessuto a fiori. In altre opere la pittura invade lo spazio delle sale e si distende in larghe pennellate sul pavimento, rompendo i confini del dipinto.
Lawrence Carroll (Melbourne, 1954) è il protagonista di una mostra che vuole innanzitutto mettere in relazione i lavori, creare intrecci narrativi di una storia iniziata trent’anni fa e che con coerenza e inscalfibile tenacia prosegue ancora oggi. L’allestimento non è pensato in senso puramente cronologico: le opere dialogano lungo i decenni, ma lo scarto tra quelle più datate e risalenti agli Anni Ottanta e quelle più recenti è minimo, poiché prevale l’uso costante di un tono neutro, mentre gli unici elementi che mutano sono gli inserti. Nonostante ciò, la pittura di Carroll è viva, attuale, e le sue stratificazioni generano un senso di sospensione e disvelamento, come accade nel recente Untitled freezing painting, formato e ricoperto da una lastra di ghiaccio. Il delicato cromatismo, definito dallo stesso artista “off white color”, non può inoltre non richiamare l’elemento luce, che tante volte ricorre mediante lampadine accese, con i loro bagliori e i loro fili elettrici che intrecciano un morbido alfabeto di segni.

Lawrence Carroll, Untitled, 1984 - olio su tela, 185,5 x 89 x 5 cm - Collezione dell'artista - photo Carroll Studio
Lawrence Carroll, Untitled, 1984 – olio su tela, 185,5 x 89 x 5 cm – Collezione dell’artista – photo Carroll Studio

Pittura, certo, ma non solo: l’assemblaggio dei telai dalle forme e dimensioni diverse, concavi o convessi, crea veri e propri corpi da osservare da più punti di vista, in un gioco che ha molto a che fare con la tridimensionalità scultorea, e lo stesso si verifica per quelli che l’artista chiama “page paintings”, opere destinate a essere appese perpendicolarmente alla parete.
Se il titolo Ghost House è un omaggio a Robert Frost, altre sono le connessioni che questa mostra consente di innescare: non a caso è stata voluta all’interno del Mambo, museo che ora ospita temporaneamente la ricca donazione di opere di Giorgio Morandi. Il confronto si fa stringente quando si pensa alla dimensione intima e privata che accomuna i due artisti, al perseguimento quasi ossessivo per una ricerca estetica che torna senza soluzione di continuità, nel ripetersi dei paesaggi e delle bottiglie per il pittore emiliano, di una materia chiara, coprente e luminosa per quello australiano.

Marta Santacatterina

Bologna // fino al 6 aprile 2015
Lawrence Carroll – Ghost House
a cura di Gianfranco Maraniello
MAMBO
Via Don Minzoni 14
051 6496611
[email protected]
www.mambo-bologna.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/40745/lawrence-carroll-ghost-house/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.