Man Ray, le opere e gli amori. Retrospettiva a Villa Manin

Codroipo, Villa Manin – fino all’11 gennaio 2015. Man Ray è il protagonista di una grande retrospettiva che raccoglie opere provenienti da collezioni private e musei. Per raccontare la vita e la fama di un personaggio che, nella Francia di inizio Novecento, cambiò le sorti dell’arte contemporanea.

Man Ray, Le Violòn d'Ingrès, 1924, collezione privata, Svizzera, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014
Man Ray, Le Violòn d'Ingrès, 1924, collezione privata, Svizzera, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014

Man Ray (Emmanuel Radnitzky, Philadelphia, 1890 – Parigi, 1976) è stato un artista anche nei momenti in cui non produceva esattamente opere d’arte. Dopo aver vissuto e studiato arte negli Stati Uniti, decise di trasferirsi a Parigi “perché il Dada a New York non può vivere”, ebbe motivo di dire, e proprio nella capitale francese esplose il genio che oggi conosciamo.
La mostra conta più di trecento opere tra fotografie, pitture, sculture, disegni, oggetti e film disposti in rigoroso ordine cronologico, da cui si può evincere lo sviluppo di un pensiero alternativo a quello comune e in cui si riconosce l’artista che mentre “fa” riesce istintivamente sempre a “creare”. Presenti in mostra anche le sue opere più celebri come Le Violon d’Ingres, che ritrae di spalle una donna nuda seduta sul bordo di un morbido letto e sulle cui reni sono state dipinte due sagome a foggia di intagli di cassa armonica di violino. Una donna-strumento, la sua, che solo le mani di un uomo possono far riverberare in tutta la sua seducente voluttuosità.

Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia new print del 1980, 23 x 30 cm, collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014
Man Ray, Noire et blanche, 1926, fotografia new print del 1980, 23 x 30 cm, collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi, ©MAN RAY TRUST : ADAGP, Paris, By SIAE 2014

Arte e amore per Man Ray sono due mondi inscindibili, e lo rivela in un brano del suo diario, così utile a capire tutta la sua produzione artistica, quando, dopo una lezione di nudo, dice: “Quella sera tornai a casa molto eccitato. Davanti a me si aprivano immense possibilità sia in arte che in amore”. E la donna torna nelle fotografie e nelle sculture come dominata o dominatrice, Venere senza arti e legata come in Vénus Restaurée del 1971 oppure donna manichino come già in Coat Stand del 1919. Una donna che soffre, come nel celeberrimo The Tears del 1930, oppure una donna che può far soffrire, come in Le Cadeau del 1921, dove un ferro da stiro, oggetto tipicamente usato dalle donne e che riprende le forme dei genitali femminili, si dota di chiodi in grado di ferire l’uomo che la ama. Quest’ultimo oggetto fu rubato probabilmente dal gallerista il giorno stesso in cui fu esposto e nella mostra di Villa Manin, come per tutte le altre opere appartenenti al corpus delle sculture, si trovano fedeli ed eloquenti riproduzioni.
Le sue frequentazioni parigine contavano amicizie come quelle di Marcel Duchamp, Eric Satie, André Breton, Giorgio de Chirico e si alternavano amori struggenti come quelli con Kiki de Montparnasse, Lee Miller e Meret Oppenheim fino a Juliet Browner, che amò fino alla morte e di cui viene proposta un’intervista piuttosto recente.
Un’esposizione completa, quella allestita a Passariano, che mette in luce una figura di grande fama ma che rimane enigmatica ed efficacemente ironica ancora oggi.

Chiara Casarin

Codroipo // fino all’11 gennaio 2015
Man Ray
a cura di Guido Comis e Antonio Giusa
Catalogo Skira
VILLA MANIN
Piazza Manin 10
0432 821234
[email protected]
www.villamanin.it

 

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Chiara Casarin
Chiara Casarin è curatore d’arte contemporanea, membro del Comitato Scientifico delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, membro del Comitato scientifico della Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza e componente della Commissione per il nuovo Bailo dei Musei Civici di Treviso. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bologna e Dottore di Ricerca in storia dell’arte contemporanea (Scuola Studi Avanzati, Venezia – École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi) dalla dissertazione ha pubblicato il saggio “L’autenticità nell’Arte Contemporanea” (ZeL Edizioni, Treviso 2015). Il suo percorso professionale coniuga la valorizzazione delle collezioni storiche con la ricerca sull’arte contemporanea e l’applicazione delle tecnologie digitali per la conservazione e la divulgazione del patrimonio storico artistico. È stata dal 2016 al 2020 Direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa. Ha condotto ricerche presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, ha lavorato presso la Fondazione Benetton Iniziative Culturali di Treviso, la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna.