Armature dell’immaginario. Giovanni Termini a Pesaro

Fondazione Pescheria, Pesaro – fino al 23 febbraio 2014. Per la sua prima personale in un’istituzione museale, Giovanni Termini propone una grande installazione che illumina gli spazi dell’ex chiesa del Suffragio con una luce estetica che coniuga il “discorso sull’arte” con il “fare concretamente arte”.

Giovanni Termini, Armatura, 2013, legno e ferro - veduta dell’installazione presso la Fondazione Pescheria Centro Arti Visive, Pesaro 2013

La nuova personale di Giovanni Termini (Assoro, 1972) organizzata dalla Fondazione Pescheria Centro Arti Visive di Pesaro si presenta come una sorta di esplosione dell’esposizione che lascia emergere le note di un discorso compositivo volto a trasformare l’opera in strumento riflessivo, in territorio estetico attraverso il quale condividere (con lo spettatore) il processo di creazione, la progettazione stessa dell’opera. Di un’opera che pone al centro dell’attenzione l’orizzonte della collettività, l’ambiente vitale, l’atmosfera sana della bioeconomia: “l’economia io la intendo come l’economia delle cose, quindi la vita, i rapporti, la cultura”, suggerisce l’artista in un’intervista rilasciata a Ludovico Pratesi (curatore della mostra e direttore artistico della Fondazione Pescheria).
Partendo da un cantiere edile (“il cantiere, con i suoi gesti operativi seriali, i suoi materiali accatastati che sono già forma prima che intervenga l’uomo a conferirgliene una, è sempre stato per me luogo di seduzione e d’ispirazione”), Termini propone, difatti, un discorso che rappresenta il primo passo di un ambiente (materiale e mentale) in metamorfosi, il supporto e la proiezione stessa della cultura nel suo farsi. Con Armatura (2013), grande opera praticabile in legno e ferro, l’artista calibra il discorso sull’origine stessa della costruzione, su una combinatoria programmata che disarma lo spettatore – Disarmata è, del resto, il titolo della personale – per invitarlo a riflettere sulle unità minime di senso, sull’articolarsi dell’opera nello spazio, su un’opera aperta attraverso la quale condividere il futuro della cultura.

Giovanni Termini, Disarmata, 2013 - veduta dell’installazione presso la Fondazione Pescheria Centro Arti Visive, Pesaro 2013
Giovanni Termini, Disarmata, 2013 – veduta dell’installazione presso la Fondazione Pescheria Centro Arti Visive, Pesaro 2013

Per Termini l’opera è un dispositivo deleuziano, un apparecchio generativo di ordine metalinguistico che sposta le regole dell’organizzazione sintattica da un piano di natura empirica a uno più strettamente (e specificamente) logico, trasferendo i riferimenti critici in un campo di equipollenza visuale. Lineare, incisiva, robusta, questa sua nuova personale propone (accanto a Armatura l’artista colloca, tra l’altro, una serie di piccoli lavori che evidenziano uno splendido comportamento analitico) una “visione ottimistica” della vita con un discorso concreto in cui il ruolo sociale dell’artista incide sulla preparazione delle cose come previsione di un prossimo fiducioso futuro.

Antonello Tolve

Pesaro // fino al 23 febbraio 2014
Giovanni Termini – Disarmata

a cura di Ludovico Pratesi
FONDAZIONE PESCHERIA
Corso XI Settembre 184
0721 387651/653
[email protected]

www.centroartivisivepescheria.it

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.