Le leggi della fisica e l’opera di Eliseo Mattiacci

Ha un che di religioso l’opera di Mattiacci. Fa capire che l’uomo non è qui per caso. C’è qualcosa che sorregge gli equilibri con leggi che regolano il rapporto tra natura e uomo, ed è da ciò che quest’ultimo trae la sua forza e serenità: dal fatto di essere un elemento essenziale della storia. Attraverso i principi fisici che tengono uniti l’uomo alla Terra e la Terra all’universo. Torna dopo diciassette anni – e fino all’8 settembre – alla Pescheria di Pesaro lo scultore protagonista della mostra di inaugurazione degli spazi espositivi.

Eliseo Mattiacci, Equilibri precari quasi impossibili, 1991

Due sono le installazioni di Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) che invadono il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro: il lavoro inedito Dinamica verticale del 2013 ed Equilibri precari quasi impossibili del 1991.
Con rigore e semplicità Mattiacci riesce ancora una volta a rubare al quotidiano oggetti che rende poetici, affrontando ogni volta quel rischio di cui parla Giuliano Briganti nel testo in catalogo (riproposto dalla mostra al Museo di Capodimonte del ‘91), rischio “che conosce solo la salvezza o la caduta, il rischio di ‘non essere’ insomma”, cioè quella condizione che conoscono solo i “veri artisti, perché tali possono dirsi soltanto coloro che lasciano il conosciuto per l’ignoto, lo sperimentato per nuove esperienze, affrontando un viaggio senza ritorno”.
La forza dinamica delle tre eliche navali in alluminio serpeggia orizzontalmente nel Loggiato, creando un’onda di energia che muove lo spazio, in contrasto con la pesantezza del materiale utilizzato. La verticalità del pensiero si ha come movimento di libertà dell’artista dalle forze della natura, è come se la forza di gravità non riuscisse a tenere le opere di Mattiacci ancorate a terra, ma riuscisse a sfuggire – o forse a dominare – qualsiasi legge fisica, pur rimanendo in armonia con il cielo. Nelle eliche, però, troviamo anche il tema del non-ri-finito, la materia che allo stato grezzo con tutti i residui di lavorazione lega ancora più le opere dell’artista alle condizioni attuali: la ruvidità della superficie del mondo e la sua precarietà.

Eliseo Mattiacci, Dinamica verticale (Eliche), 2013
Eliseo Mattiacci, Dinamica verticale (Eliche), 2013

Fragili sono infatti gli equilibri, anche quando sono fondati sulle certezze della storia. La collocazione di Equilibri precari quasi impossibili, già esposta nel 1991 nel cortile del museo di Capodimonte a Napoli, nell’ex chiesa del Suffragio annessa allo spazio espositivo dona all’opera una nuova prospettiva, facendo riverberare lo spazio intorno di quelle forze che la tengono in tensione, che la fanno apparire statica anche quando le energie che la sostengono si muovono vorticosamente. Gli elementi che la compongono, pesantissimi e leggerissimi nello stesso istante, rompono gli schemi prospettici dell’opera, relativizzano lo spazio ordinario pensato attraverso le coordinate cartesiane interiorizzando nello spettatore quelle stesse vibrazioni magnetiche che ne tengono in equilibrio l’architettura, e forse tutto l’universo, che nelle opere di Mattiacci è sempre presente; mentre la geografia delle linee spezza il tempo, collegandosi cosmicamente con le suggestioni inconsce della rinascimentale Pala Pesaro di Giovanni Bellini conservata nei musei civici della città.

Annalisa Filonzi

Pesaro // fino all’8 settembre 2013
Eliseo Mattiacci – Dinamica Verticale
a cura di Ludovico Pratesi
Catalogo SilvanaEditoriale
CENTRO ARTI VISIVE PESCHERIA
Corso XI Settembre 184
0721 387651
www.centroartivisivepescheria.it

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.