Che ne è dell’arte? La BJCEM ad Ancona

Dall’Arte Povera all’arte povera-povera. Alcune considerazioni sul futuro dell’arte, a margine della Biennale dei Giovani Artisti Mediterranea 16. Che si svolge ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana, fino al 7 luglio.

Fogli di carta attaccati alle pareti con nastro adesivo, buste di plastica chiuse in vetrinette, tavoli su cui sono appoggiati scritti vari e cartelline… Siamo forse passati dall’Arte Povera all’arte povera-povera, poverissima? In realtà Errors Allowed, la mostra realizzata per la Biennale dei Giovani Artisti, Mediterranea 16, fa parte di un progetto nato nel 1985 e promosso da un network internazionale che conta oltre 60 partner da tutti i Paesi del Mediterraneo.
Attraverso un bando, gli otto curatori hanno selezionato i 250 artisti, tutti giovanissimi e provenienti da una vasta area assai rappresentativa. L’occasione ha quindi le caratteristiche di internazionalità, professionalità e indipendenza tali da iniziare a porci alcune domande  su quale è oggi il ruolo dell’artista e che cosa sarà in futuro l’arte.
La povertà nella realizzazione di gran parte delle opere, la trascuratezza nella scelta dei materiali e della forma, la mancanza stessa di una qualche estetica, anche nella loro impaginazione nel contesto esposizione, mette in mostra una prevalenza di opere concettuali, dove quasi del tutto è abbandonata la sperimentazione sui linguaggi da impiegare per raccontare l’emotività del presente, a favore di una estenuante ricerca di informazioni che fagocitano la ricerca stessa, dando spesso l’impressione del già visto.
Internet è quasi del tutto assente come linguaggio. Il video stesso non viene sperimentato, ma torna a essere usato per documentare progetti e idee. La funzione dell’artista in generale non sembra quella di creare nuovi mondi, anticipare visioni, ma principalmente conservare memorie. Gli artisti, seppure giovanissimi, sembrano proiettati più nel passato che nel futuro.

Léna Durr, Francia, Teen age
Léna Durr, Francia, Teen age

Spesso nelle opere gli artisti non raccontano l’Io ma la collettività, e quando pure lo fanno, le loro storie non sono storie di sentimenti individuali, ma, forse abituati a condividere emozioni sui social network, si rapportano con un paesaggio sociale, costruendo una nuova geografia emozionale.
La facilità con cui intrecciano espressioni diverse, quella del corpo, quella visiva e quella musicale, soprattutto, fanno intravedere una sorta di infedeltà al mezzo, che è in rapporto alla noncuranza nel modo di esprimersi. La pittura non esiste più. Esclusa anche la Urban Art, che pure tenta di raggiungere un pubblico diverso da quello del sistema dell’arte.
E il pubblico? Può entrare in questo sistema mentale senza una mediazione? Cosa può scegliere se non il già visto, in cui si può riconoscere? È forse solo un pubblico di creatori artisti che si rincorrono per festival? È un pubblico di cittadini che fanno parte del progetto-opera? Il pubblico oggi sembra incluso nell’opera.

Annalisa Filonzi

Ancona // fino al 7 luglio 2013
Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo – Mediterranea 16
a cura di Charlotte Bank, Alessandro Castiglioni, Nadira Laggoune, Delphine Leccas, Slobodne Veze/Loose Associations (Natasa Bodrozic, Ivana Mestrov), Marco Trulli e Claudio Zecchi
MOLE VANVITELLIANA
Banchina da Chio 28
[email protected]
www.bjcem.org

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.