La parola corpo secondo un giovane cubano

Da un lato, il colossale film “Tristanoil” di Nanni Balestrini. Dall’altro – sempre al Museo Nitsch – la performance di un giovanissimo cubano. Insieme a lavori e documentazioni di opere precedenti. Carlo Martiel è a Napoli fino al 22 aprile.

Carlos Martiel - Punto di Fuga - veduta della mostra presso il Museo Nitsch, Napoli 2013 - photo Amedeo Benestante

Legato al corpo, a una “spietata topia” che non lascia scampo, a un conduttore di energie etiche ed estetiche che servono a condensare (attraverso il dolore) diaframmi riflessivi di varia natura, Carlos Martiel Delgado Sainz (La Habana, 1989) pone al centro del proprio discorso i concetti chiave – l’alterità, il multiculturalismo e il post-colonialismo, ne sono alcuni – del panorama planetario attuale.
Con Punto di Fuga, la sua prima personale europea curata da Eugenio Viola per gli spazi del Museo Nitsch, Martiel propone ora una nuova performance che lascia, ancora una volta, senza respiro. Quasi a costruire una riflessione sui principi basilari della geometria descrittiva (e particolarmente sul concetto di estrusione: “Se sposto il punto da A a B, creo una linea”), l’artista celebra l’uomo vitruviano. Difatti, forzando le due forme perfette (il cerchio e il quadrato) entro le quali si iscrive la figura di Leonardo, Martiel ridisegna lo spazio mediante un punto di vista, un punto di fuga appunto, che è il corpo umano. Un corpo dal quale partono a raggiera una serie di linee che stirano lo sguardo e spingono verso fuochi esterni. Come punti in movimento che si trasformano in linee, gli 88 punti cuciti nella pelle dell’artista con filo di lana (punti che agganciano e partono da torace, schiena, braccia, gambe) propongono traiettorie reali, minime entità spaziali che ridisegnano l’ambiente partendo da un unico fuoco e creano un griglia che scompagina e svuota la rappresentazione per farla diventare presentazione.

Carlos Martiel - Punto di Fuga - veduta della mostra presso il Museo Nitsch, Napoli 2013 - photo Amedeo Benestante
Carlos Martiel – Punto di Fuga – veduta della mostra presso il Museo Nitsch, Napoli 2013 – photo Amedeo Benestante

Nel suo lavoro “il contesto di appartenenza e la consapevolezza del proprio corpo sono sempre presentati come il prodotto mutevole di processi attributivi complessi”, suggerisce Viola nel testo di presentazione alla mostra. Accanto a questa azione organizzata al piano terra del museo, una serie di lavori e videodocumentazioni proiettate su grandi schermi – Horror Vacui, la performance del 2012 organizzata per la Biennale di Liverpool, Quatro Paredes (2011), Prodigal son (2010) che gli vale il Premio Arte Laguna 2012,  A donde mis pies no lleguen (2011) e Lastre (2012) – inghiottono infine lo spettatore per spingerlo, assieme a una serie di fotografie e ad alcune installazioni, in una ritualità e in una temperatura mentale (quella dell’artista) in cui la sofferenza si fa controllata accusa estetica, l’ira lascia il posto alla quiete, la violenza diventa gentilezza, amara consapevolezza, pensiero radicale sull’uomo, sulle basi del proprio silenzio.

Antonello Tolve

Napoli // fino al 22 aprile 2013
Carlos Martiel – Vanishing Point
a cura di Eugenio Viola
MUSEO NITSCH
Vico Lungo Pontecorvo 29d
081 5641655
[email protected]
www.museonitsch.org

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.