Antropologia e creatività. Mark Raidpere, residente a Napoli

Una residenza di un mese a mezzo a Napoli. Poi la mostra alla Fondazione Morra Greco, fino al primo gennaio. Con tutte (meno una) opere nate da quell’esperienza. E ispirazioni che vanno dall’architettura locale ai film di Louis Malle. Mark Raidpere è nel capoluogo campano.

Mark Raidpere - Workout In Progress

Divisa in tre momenti e sui tre livelli, quasi a indicare una ritmica interiore (un affrancamento, una emancipazione, una redenzione e un passaggio tempo-spaziale), NAPOLI.OK, la personale di Mark Raidpere (Tallinn, 1975) curata da Eugenio Viola per la Fondazione Morra Greco, schiude un tragitto illuminato dai segni di una aderenza costante con le cose, con i volti di un mondo in cui la vita scorre senza pause, intervalli, soste.
Nata da una residenza di sei settimane dell’artista a Napoli, la mostra delinea una riflessione serrata sulla crudezza quotidiana. Su una serie di tematiche – il disagio, il disadattamento, la sofferenza, l’alienazione, la solitudine – che non solo rappresentano i motivi creativi di Raidpere, ma anche i fondali di una città dai mille volti e dalle mille allegrie.
Ad aprire la scena è, nel basement, 09/12/07 – 05/04/2009, un video (unico lavoro nato prima della residenza napoletana) in cui l’artista scava nella propria intimità, nel proprio rapporto con la figura paterna, per celebrare, attraverso un dialogo mancato – caratterizzato, questo, dall’inserimento dei vari messaggi paterni inviati al figlio, via sms, dal 2007 al 2009 – un rapporto d’amore, un tragitto che si discioglie con la fine della vita. A bench of…, sempre sullo stesso piano, mostra un’inquadratura fissa, un quadro digitale d’autore in cui lo spettatore entra a contatto con se stesso (mediante una telecamera a circuito chiuso) fino a dissolversi, poco a poco, per ritrovare l’integrità di uno sguardo poetico e intimo.

Mark Raidpere – Napoli.ok – veduta della mostra presso la Fondazione Morra Greco, Napoli 2012

Negli spazi del ground floor, una serie di scatti fotografici ispirati dal film Il Danno di Louis Malle, portano l’artista a ripensare il suo percorso artistico con una chiave dettata dall’ossessione dell’autoritratto, prefisso estetico in cui il corpo si mostra in tutta la sua limpida nudità. Un genere, quello dell’autoritratto, rivisitato anche nel video Workout in progress che, posizionato di fronte al meraviglioso site specific di Sol LeWitt, sfoggia un’azione ginnica, un riscaldamento estetico per confrontarsi con il maestro.
Costellato da 14 city-scape, il first floor, mostra, infine, una pupilla indulgente che si immerge nel ventre partenopeo per evidenziare alcuni luoghi, alcune occasioni del tempo. “Unico cedimento estetico teatrale”, suggerisce Viola, è l’immagine di un tossicomane accasciato su una capuzzella bronzea antistante la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali. “Un gioco continuo con le preesistenze”, allora, con una trama fragile e irrequieta che si chiama esperienza, presa diretta, strappo fulmineo ai tessuti della realtà.

Antonello Tolve

Napoli // fino al 1° gennaio 2013
Mark Raidpere – Napoli.ok
a cura di Eugenio Viola
FONDAZIONE MORRA GRECO
Largo Avellino 17
081 210690
[email protected]
www.fondazionemorragreco.com 

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.