Rocce, cavoli e corpi di donne. La perfezione secondo Edward Weston

Sali d’argento. Fotografie che sono oggetti fatti di materia sensibile e preziosa, una materia che suscita le sensazioni tattili date dalla carta consistente e dalla gelatina morbida su cui si formano le immagini. Quelle di Edward Weston, in mostra a Modena fino al 9 dicembre.

Edward Weston, Nude, 1934, © 1981 Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents

Nessun orpello nell’allestimento, solo qualche informazione che compare con discrezione e la possibilità di rari intervalli nelle salette con i video e i documenti. Lo stile delle mostre della Fondazione Fotografia è essenziale e coerente, e mai come in questo caso si modella sul centinaio di fotografie che costituiscono la mostra Edward Weston, una retrospettiva.
Uno dei fotografi più celebrati dalla storia per il suo carattere rivoluzionario e per le storie d’amore passionali, tra tutte quella con Tina Modotti che, come le altre donne, fu musa, modella e compagna. Ma Edward Weston (Highland Park, 1886 – Wildcat Hill, 1958) fu anche colui che, tra i primi, abbandonò lo stile pittorialista in voga negli Stati Uniti degli Anni Venti e iniziò a condurre una ricerca sperimentale sulle forme – quelle astratte degli oggetti industriali e degli elementi organici – e sulla stampa: solo a contatto, in modo da non concedere alcuna manipolazione dell’immagine e restituire una nitidezza assoluta dei dettagli. Fondamentale per ciò fu il viaggio in Messico, in pieno clima rivoluzionario permeato di contraddizioni ed eccessi, ma anche la conoscenza approfondita delle avanguardie: Cubismo e Surrealismo influenzarono la sua visione, le modalità di ripresa e l’uso del mezzo tecnico prescelto, il banco ottico di grande formato.

L’ostinata tendenza alla perfezione è immediatamente percepibile nelle stampe vintage – realizzate da Weston stesso o sotto la sua supervisione – provenienti in gran parte dall’archivio di Tucson: dai celebri peperoni ai dettagli di nudi, dalle dune del deserto alle pietre corrose, dalle olle messicane ai grovigli di metallo. Soggetti che permettono al curatore, Filippo Maggia, di “giocare” sulle affinità puramente estetiche, accostando le curve della sabbia a quelle del corpo femminile, l’irregolarità delle nuvole alle macchie colate sulle rocce di Point Lobos, le linee verticali dei canyon allo slancio dei grattacieli di New York.
E poi i ritratti: potenti nell’intensità degli sguardi e dei gesti, quasi maniacali nella resa dell’epidermide, dei capelli e delle barbe, ma anche di grande approfondimento psicologico, come nel ritratto di profilo, volutamente sfocato e morbido, di un cieco. Personaggi comuni, volti di amanti, ma anche Henry Fonda, Diego Rivera, Igor Stravinsky diventano protagonisti degli scatti di Weston ed è solo in queste fotografie che si percepisce l’età delle opere, il loro essere “vecchie” di quasi cent’anni: dove non ci sono pettinature a indicare l’epoca, dove non ci sono fisionomie riconoscibili, il lavoro di Weston mantiene una freschezza e una contemporaneità che scavalcano decenni di storia per rivelarsi nella loro attualità.

Marta Santacatterina

Modena // fino al 9 dicembre 2012
Edward Weston – Una retrospettiva
a cura di Filippo Maggia
EX OSPEDALE DI SANT’AGOSTINO
Largo Porta Sant’Agostino 228
059 239888
[email protected]
www.fondazionefotografia.it

 

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.