Modena. La Transavanguardia riparte da dove è nata

Una delle mostre che costituiscono il progetto “Omaggio alla Transavanguardia” di ABO. Il percorso di Chia ospitato nella città che lo ha visto nascere come artista. Allestimento scarno, idee confuse. Un’occasione persa?

Sandro Chia - Taking a Picture of Santa - 2009 - olio su tela - courtesy Akira Ikeda Gallery, Berlino

Si è scritto molto e detto ancor di più riguardo le operazioni di storicizzazione/celebrazione dell’Arte Povera e della Transavanguardia operate in questi mesi dai rispettivi teorici. Questa mostra di Sandro Chia (Firenze, 1946) offre la prima possibilità di confronto rispetto alle metodologie di lavoro. La scelta della città, di Modena in particolare, viene motivata quale richiamo alla prima esposizione ospitata dalla Galleria Mario Mazzoli (Tre o quattro artisti secchi, 1978), discorso simile a quello fatto per la mostra bolognese e quella napoletana a cura di Germano Celant.

Sandro Chia - Close to the Ocean (Uomini con delfini) - 2006 - olio su tela - coll. privata

O meglio, mentre nelle citate esposizioni poveriste è ben chiaro il riferimento al precedente storico (dal titolo ai documenti e alle opere esposte), per quella modenese è necessario apprenderlo dai comunicati o dal catalogo. Questo perché l’allestimento risulta alquanto disomogeneo, privo di chiari riferimenti cronologici (non ci sono indicazioni che motivino gli accostamenti tra le opere e il percorso ideato), tematici (le stanze e i corridoi non sono dotati di descrizioni supplementari a quella introduttiva) tanto che di fatto, senza una lampante guida, le didascalie diventano lettura obbligatoria.

Sandro Chia - Balletto - 2009-11 - olio su tela - coll. privata

Da queste ultime apprendiamo che molte delle opere in mostra si riferiscono all’ultimo decennio e che buona parte del corpus esposto al Foro Boario proviene da collezioni private cittadine. Informazioni e apparati esigui se, come ci si aspettava, l’occasione era quella giusta per costruire un’importante antologica che rappresentasse al meglio non solo la carriera pluritrentennale dell’artista, ma anche il significativo contributo che uno dei protagonisti del movimento ha dato alla scena artistica internazionale.

Sandro Chia - Inspiration - 2006 - olio su tela - coll. privata

Difficile in questo clima apprezzare e comprendere la vera spaccatura avvenuta, anche nel nostro Paese, tra il contesto germinato tra la fine degli Anni Sessanta e la prima metà degli Anni Settanta, e il decennio successivo. Il ritorno della pittura, di cui Chia fu degno protagonista, di una figurazione frammentata, “sfasciata”, di tecniche e approcci definiti, a seconda della nazione di provenienza, dumb art, bad painting, puro materialismo. Dell’attitudine citazionista che per Chia ha significato non solo utilizzo e stravolgimento di temi classici e motivi della tradizione popolare, ma uno sguardo curioso verso i colori di Depero, le composizioni di Balla, le forme di Cézanne. E, ancora, un delicato utilizzo della carta, un rapporto libero con il disegno, tutt’altro che subalterno al pittorico, visibile in un piccolo gruppo di opere lungo il percorso.

Claudio Musso

Modena // fino al 29 gennaio 2012
Sandro Chia
a cura di Achille Bonito Oliva e Marco Pierini
Catalogo Prearo
FORO BOARIO
Via Bono da Nonantola 2
059 2032911
[email protected]
www.comune.modena.it/galleria


 

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente, la sua attività di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia e Storia dell’arte presso l'Università di Bologna, ateneo dove aveva precedentemente conseguito la laurea triennale e specialistica. Attualmente è docente di Fenomenologia delle arti contemporanee e di Teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia G. Carrara di Belle Arti di Bergamo dove ricopre il ruolo di Coordinatore del corso di Pittura, insegna inoltre Linguaggio della visione presso Spazio Labo’ a Bologna. Tra il 2007 e il 2011 ha collaborato con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Ha partecipato in qualità di curatore e di membro di giuria a festival internazionali (LPM - Live Performers Meeting, Roma – Minsk; roBOt - Digital Paths into Music and Arts, Bologna) ed è stato invitato come relatore a convegni e conferenze in Italia e all’estero (tra le altre AVANCA | CINEMA International Conference Cinema, Art, Technology - Cineclub Avanca, Portogallo; VIII MAGIS – International Film Studies Spring School - Università di Udine, Gorizia; Artscapes - An Interdisciplinary Conference on Art and Urban Scapes - University of Kent, Canterbury). Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Prende parte al network Digicult e collabora con il magazine di cultura digitale Digimag. Scrive regolarmente per Artribune. Ha pubblicato numerosi articoli, testi critici e saggi, il più recente si intitola Dalla strada al computer e viceversa (Libri Aparte, Bergamo 2017).

2 COMMENTS

  1. Mostra bella, lavoro completo per avere l’idea circa il percorso di Chia.
    preferisco le tele di dimensioni limitate, notevole il colore rossi-gialli-verdi,
    piccoli ritratti, e tutto il lavoro dei disegni bco-nero.
    Il catalogo inguardabile peccato! tutti i colori alterati.
    comunque una mostra che consiglio, sperando che sia la prima tale,del 2012.
    bruno varini

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