Ehnnò, il Padiglione Usa alla Biennale non c’ha pienamente convinto

America oggi. Dalla nazione muscolare dei Bush a quella fitness degli Obama, il Padiglione “surrealista” di Allora & Calzadilla sconfina nei Giardini della Biennale ma non riesce a sfondare.

Allora & Calzadilla - Body in Flight (Delta) - Padiglione USA - Biennale di Venezia 2011 - photo Andrew Bordwin

Corre corre la “più grande democrazia occidentale”, ma ha il fiato grosso. Sulla scena politica ed economica internazionale, come a Venezia. E l’inno di Gloria composto da Allora & Calzadilla si disperde, sfuggente: sotto l’impatto spettacolare e ludico, affiora la latente superficialità di un progetto le cui tracce consistono in monumento, competizione, potere, détournement.
Rappresentazione plastica di questo ribaltamento è il tank rovesciato fuori al Padiglione e usato, sopra il cingolato, come tapis roulant, il cui cigolio a intervalli regolari richiama i visitatori dei Giardini. Il carro armato colonializza lo spazio esterno (estraneo e collettivo) con la sua mole e il suo rumore, ma vederci una solida denuncia pacifista o antimperialista sarebbe una forzatura.
Invadente, prepotente, megalomane. That’s America? Una nazione esasperata dalla prestazione perfino tra le poltrone di un aereo, dove ginnasti provetti volteggiano in coreografie studiate dagli artisti per esplorare le possibilità del corpo, chiamato a gareggiare in flessibilità con le sedute, emblema del progresso e degli affari globali. In ogni genere di acrobazia, l’importante è primeggiare.

Allora & Calzadilla - Armed Freedom Lying on a Sunbed - Padiglione USA - Biennale di Venezia 2011 - photo Andrew Bordwin

“Sculture performative” abili a trasformare il proprio limite in messaggio: cosa sarebbero, senza gli slittamenti di senso impressi da una gagliarda e tonica fisicità? Degli uomini-bandiera che simboleggiano la storia di una base militare Usa presso Portorico resta almeno il video Half Mast\Full Mast: senza strafare in originalità, i vessilli di carne ed ossa innalzati o a mezz’asta indicano rispettivamente l’occupazione e lo sgombero.
Il nucleo di lavori analoghi per modalità si slega nell’installazione al centro (e all’ingresso) del Padiglione: la riproduzione bronzea della storica Armed Freedom distesa su un lettino solare come una perla nera in un’ostrica pacchiana. Una trovata di tale sublime kitsch da annichilirne la decodificazione: il dialogo fra la statuaria tradizionale e la luce non-più-naturale, il metallo col quale si fondono le medaglie, un “totem” politico in un salone di bellezza…
Infine l’organo-bancomat. Invenzione interattiva divertente quanto sempliciotta: infili la tessera e la macchina sputa soldi (veri), mentre si diffondono random notazioni sonore elaborate appositamente dal compositore Jonathan Bailey. Il sacro e il profano, ovviamente, dipendono dai punti di vista.
Più spavaldi che coraggiosi, Allora & Calzadilla, ambasciatori che non portano pena di un colosso dai piedi d’argilla, in luogo di un Padiglione eroico ne hanno allestito uno olimpionico. Lo spettro di de Coubertin fa capolino.

Anita Pepe

Venezia // fino al 27 novembre 2011
Allora & Calzadilla – Gloria
(Padiglione Usa)

imamuseum.org/venice

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Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.