Intelligenza artificiale e cultura: attenzione alle risposte plausibili. Un decalogo per imparare a usare lo strumento

La piattaforma digitale Libreriamo ha condotto nell’ultimo anno un’indagine per analizzare la veridicità dei contenuti prodotti dall’AI in risposta alle ricerche culturali degli utenti. Evidenziando il rischio di un “umanesimo plausibile”, che reinterpreta e semplifica il pensiero di autori, filosofi e artisti. Ecco come evitarlo

Quando interagiamo con l’intelligenza artificiale – ormai sempre più di frequente, scettici della prima ora compresi – l’illusione di avere la soluzione (la risposta giusta) a portata di smartphone può facilmente trarci in inganno.

Intelligenza artificiale e cultura: l’indagine di Libreriamo

Eppure, 2 risposte su 10 fornite dall’AI contengono “errori grossolani”, mentre più di 4 su 10 rientrano nella categoria dei contenuti “plausibili”. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Libreriamo, media digitale fondato dal sociologo dei linguaggi Saro Trovato, dedicato a chi consuma cultura. La ricerca ha analizzato quasi 1.500 interazioni con sistemi di intelligenza artificiale generativa, per dimostrare non tanto la fallibilità del metodo, quanto l’importanza di utilizzare lo strumento nel modo corretto. Tanto più se l’ambito di riferimento è quello culturale.
Le risposte dell’AI sono state classificate in tre categorie: circa il 38% è risultato corretto e verificabile, il 44% plausibile e il 19% affetto da errori evidenti o attribuzioni chiaramente false. Con la fascia intermedia, la più rilevante, a rappresentare il rischio maggiore, poiché fornisce contenuti che funzionano dal punto di vista comunicativo, ma che non sono autentici.

Se le risposte plausibili superano quelle corrette

Lo studio condotto da Libreriamo ha preso in considerazione sette ambiti di ricerca (molto comuni soprattutto tra gli studenti) che ci portano a interpellare l’intelligenza artificiale per la sintesi o la produzione di contenuti culturali: letteratura, poesia, libri, citazioni d’autore, massime filosofiche, opere d’arte e grammatica italiana. Il rischio, verificato dallo studio, è che alcune frasi vengano attribuite ad autori sbagliati, che le citazioni risultino plausibili ma non verificabili e che l’interpretazione fornita dall’AI semplifichi il pensiero originale al punto da renderlo inesatto. Con il problema collaterale di immettere in circolazione contenuti che appaiono corretti e ben scritti, ma che non trovano riscontro nelle fonti.
È emerso, in particolar modo, come in letteratura solo il 35% delle risposte risulti pienamente corretto, mentre il 45% è costituito da contenuti plausibili e il 20% da errori. Per i libri, la percentuale cambia in favore delle risposte plausibili (59%), contro il 25% di risposte corrette e il 16% di errori. Mentre nel caso delle citazioni d’autore e delle massime filosofiche, la percentuale di risposte corrette si ferma, rispettivamente, al 15% e 13%, con attribuzioni false pari al 23% e 22% dei responsi. Per le opere d’arte, invece, si riscontrano un 38% di informazioni corrette e il 42% di plausibilità. Si salva solo la grammatica, con livelli di correttezza che si collocano tra l’85% e il 90%.

L’umanesimo plausibile dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, dunque, pur agevolando una conoscenza “più diffusa, personalizzata e immediata” prevede l’eventualità “che la plausibilità finisca per riscrivere ciò che chiamiamo letteratura”, evidenzia Trovato. “L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento tecnologico, ma un vero e proprio acceleratore culturale: amplia le capacità cognitive, semplifica la complessità, rende plausibili risposte rapide e coerenti su una vasta gamma di temi. Ed è proprio qui che emerge il punto più delicato. Se tutto può apparire plausibile, diventa sempre più difficile distinguere tra ciò che è semplicemente verosimile e ciò che è autentico, tra velocità e profondità, tra sintesi e comprensione”. Nel frattempo, infatti, la semplificazione dei contenuti, starebbe orientando il processo di apprendimento non più sulla lettura delle opere, ma sul riconoscimento di schemi. Convalidando una forma di sapere che non deriva dai testi, ma dalla loro reinterpretazione continua. E che attinge a un numero ristretto di fonti: secondo lo studio, l’intelligenza artificiale tende a proporre in modo ricorrente un numero limitato di autori, associandoli a specifici temi. I dieci autori più suggeriti sono: Nietzsche, Seneca, Socrate, Platone, Kierkegaard, Shakespeare, Dante, Bukowski, Dickinson e Camus.

Il decalogo per utilizzare l’intelligenza artificiale come alleata

La soluzione proposta da Libreriamo, che non vuole demonizzare l’intelligenza artificiale ma guidare a comprenderla, è un decalogo per utilizzare correttamente l’AI in ambito culturale, educativo e divulgativo. I dieci punti, per quanto semplici, tracciano un metodo che merita di essere condiviso: non sostituire il pensiero, ma supportarlo; verificare sempre le fonti; distinguere tra plausibile e autentico; riconoscere le reinterpretazioni; non delegare l’apprendimento; usare l’AI per approfondire, non per semplificare; ricostruire sempre il contesto; evitare la standardizzazione della cultura; integrare il confronto umano; sviluppare una competenza critica.

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Redazione

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